Berlusconi: «Sia chiaro, nessuno può togliermi la parola e il diritto di guidare il mio partito»

22 Ago 2013 14:23 - di Franco Bianchini

Con una metafora Silvio Berlusconi ha lanciato l’altolà al governo Letta che non deve rimanere defilato sul suo caso, ma indicare la linea a tutto il suo partito per una agibilità politica che dovrebbe partire già dal voto della Giunta delle elezioni. «Se due amici sono in barca e uno dei due butta l’altro a mare, di chi è la colpa se poi la barca sbanda?», ha affermato il Cavaliere in una lunga intervista al settimanale Tempi. Una eventuale crisi al buio avrebbe un solo colpevole. il Pd. «Diranno che è colpa mia se i ministri del Pdl valuteranno le dimissioni davanti al massacro giudiziario del loro leader eletto da milioni di italiani», ha aggiunto Berlusconi. Il fatto è – ha argomentato Berlusconi – che se si vuole individuare una scorciatoia, una soluzione politica al suo caso le strade indicate dal buon senso e dalla Costituzione sono molte: «Se avessi voglia di sorridere, potrei dirle che “non possono non saperlo”…», ha chiosato sarcastico Berlusconi che ha aggiunto: «Vale per tutti gli attori politici e istituzionali». Politici ma anche istituzionali, dunque. Il che vuole dire che le strade suggerite dai legali a Berlusconi durante il lungo ritiro in quel di Arcore, possono anche incrociare quella che porta al Colle che peraltro è adiacente al palazzo della Consulta. Ossia quella Alta Corte che nelle intenzioni del Pdl dovrebbe essere chiamata a una interpretazione autentica della controversa legge Severino. Ma sia chiaro – ha tuonato il Cav – che comunque vadano le cose «possono farmi tutto, ma non possono togliermi tre cose: il diritto di parola sulla scena pubblica e civile italiana; il diritto di animare e guidare il movimento politico che ho fondato; il diritto di essere ancora il riferimento per milioni di italiani, finché questi cittadini liberamente lo vorranno». E anche «mia figlia Marina» che «è stata una leonessa nelle sue uscite pubbliche di questi mesi (il suo valore di persona, di imprenditrice, di donna, di cittadina, è sotto gli occhi di tutti) sono assolutamente sicuro non scenderà in campo al mio posto». Amarezza e rabbia di fronte a una «sentenza infondata, ingiusta e incredibile». Ma il fatto è – ha rilanciato – che «è in gioco molto più che il destino di una persona: se si trattasse solo di questo, allora sarebbe un problema solo per me. Siamo all’epilogo di quella guerra dei vent’anni che i magistrati di sinistra hanno condotto contro di me, considerato l’ostacolo da eliminare per garantire alla sinistra la presa definitiva del potere».

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