E’ morta Anna, la mamma dei fratelli Mattei, arsi vivi nel rogo di Primavalle

3 Lug 2013 12:47 - di Redattore 54

E’ morta a Roma Anna Mattei, la mamma di Virgilio e Stefano, arsi vivi nel rogo di Primavalle del 16 aprile 1973. Aveva 82 anni. Invano aveva atteso che lo Stato italiano restituisse con un atto di giustizia dignità a quei “cuori neri” che nessuno voleva ricordare, cuori che erano verdi di speranza, cuori di mamma. Per la famiglia missina lei era “mamma Mattei”. Lei era l’icona del lutto di una comunità, sempre fedele per decenni alle sue radici di donna del popolo. Giorgio Almirante la chiamava sul palco ai congressi e lei riceveva l’omaggio dei delegati. Non aveva bisogno di parlare.  Nessuno ignorava cosa aveva dovuto sopportare, quale ferita si portava dietro. Nessuno, anche quelli che nel 1973 erano piccoli, poteva dimenticare l’immagine di lei, col velo di pizzo, ai funerali dei figli rapiti dalle fiamme implacabili. E nelle famiglie dei missini quella storia triste diventava epica del dolore. Tutti, anche i piccini, dovevano sapere che morte era riservata ai perdenti, ai reduci, a quelli dalla parte sbagliata. Poche settimane fa è morta Franca Rame, la donna famosa e di successo che non aveva esitato a difendere gli assassini di Primavalle. Se n’è andata senza mai nutrire un pensiero, chissà, per quest’altra donna, amica dei “perdenti”  e non di successo ma così forte da sopravvivere a quel rogo notturno. E dopo Franca Rame se n’è andato anche Ruggero Guarini, tra gli autori dell’infame libello Incendio a porte chiuse che organizzò l’ignobile depistaggio sul delitto, descrivendolo come una faida interna al mondo dei camerati romani. Nessuno ha mai chiesto scusa alla famiglia per le infamie dette.  Mamma Mattei era uscita dal cono d’ombra della memoria ghettizzata quando l’ex sindaco Veltroni aveva patrocinato l’incontro tra il figlio Giampaolo  e la madre di Valerio Verbano. Far incontrare le vittime. Favorire la memoria pacificata. Un dolore simile, un’unica sete di giustizia mai arrivata. Anna Mattei non si era tirata indietro pur rifiutando l’intitolazione di una strada a Stefano e Virgilio per timore di speculazioni politiche. I martiri non vanno strumentalizzati, diceva la famiglia, soprattutto da quando la destra non era più quella degli anni Settanta, quella di Almirante, quella degli eroici furori degli esuli in patria. Negli anni l’odio, se mai c’è stato, era sfumato via lasciando ai ricordi il compito tenero di far sopravvivere gli affetti. Di recente il figlio Giampaolo in un’intervista al Corriere ha raccontato di come tutta la famiglia si impegnasse per non far mai vedere alla madre la foto simbolo del rogo di Primavalle: il volto di Virgilio sfigurato dal rogo, mentre il fratellino si attaccava alle sue gambe. Nei ritagli di giornale conservati a casa Mattei e che parlavano dell’eccidio  c’era un buco al posto della fotografia, perché quell’immagine le fosse risparmiata, perché lei non la doveva rivedere. Doveva, voleva, ricordarseli vivi e sorridenti. Oggi quella che un tempo è stata la sua “grande” famiglia, anche se dispersa e disorientata, torna a salutarla con immutato affetto, sa che non dimenticherà i suoi figli martiri, sa che non dimenticherà la sua lezione di dignità. (La camera ardente di Anna Mattei è alla clinica Villa Claudia in via Flaminia 280. I funerali saranno celebrati venerdì alle 10 alla parrocchia di Santa Croce in via Guido Reni).

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