Inchiesta Ior: in manette monsignor Scarano, uno 007 e un broker. Cercavano di far rientrare 20 milioni dalla Svizzera

28 Giu 2013 11:15 - di Redazione

Un alto prelato, un funzionario dei Servizi segreti ed un broker finanziario sono stati arrestati nell’ ambito di un filone di indagine sullo Ior in corso alla procura della Repubblica di Roma. La notizia-choc arriva dopo tre giorni dalla nascita di una commissione pontificia referente sull’andamento dell’Istituto per le Opere Religiose voluta da papa Francesco. I provvedimenti, dopo le indagini svolte dal nucleo valutario della Guardia di Finanza, sono stati chiesti dalla procura di Roma e accolti dal gip della capitale, Barbara Callari. L’altro prelato finito in manette è monsignor Nunzio Scarano, responsabile del servizio di contabilità dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l’organismo che gestisce i beni della Santa Sede. Scarano, tra l’altro, è coinvolto a Salerno in un’altra indagine per ricettazione. Le altre due persone arrestate sono l’agente dell’Aisi Maria Zito e il broker Giovanni Carenzio. Tra i reati contestati, oltre alla truffa ed alla corruzione anche la calunnia. La vicenda giudiziaria ruota intorno ad un accordo tra Scarano e Zito finalizzato a far rientrare dalla Svizzera 20 milioni cash di proprietà di alcuni amici del monsignore a bordo di un jet privato. Per questo “servizio”, la Zito avrebbe ricevuto 400 mila euro. Da quanto emerso l’attività di illecita importazione in Italia, poi fallita, di 20 milioni era “per conto degli armatori Paolo, Cesare e Maurizio D’Amico”.

Sacerdote dal 1987, monsignor Scarano prima di prendere i voti è stato funzionario di banca.  Nei primi giorni di giugno è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Salerno con l’accusa di riciclaggio in un’inchiesta su presunte donazioni, ritenute fittizie dall’accusa. Secondo l’ipotesi investigativa, in realtà queste donazioni sarebbero servite a mascherare un maxi riciclaggio di denaro, che ruotava proprio intorno alla figura di Scarano. Il prelato – sempre secondo l’ipotesi investigativa – avrebbe contattato alcune decine di persone (56 gli indagati tra Salerno e provincia) e avrebbe chiesto a ognuno di loro la compilazione di un assegno circolare da 10mila euro, spiegando di dover ripianare i debiti di una società immobiliare titolare di alcune case nel centro di Salerno. Quegli assegni, però, sarebbero stati solo una partita di giro, perché al momento della consegna i “donatori” avrebbero trovato sul tavolo l’equivalente in contanti, per risarcirli in toto dell’esborso. Monsignor Scarano, che ha sempre negato ogni addebito,  nei giorni scorsi è stato sospeso cautelativamente dal Vaticano dal suo incarico.

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