A sinistra non ne indovinano una. E raccontano frottole su lavoro, Imu, ricchi e poveri

mercoledì 22 Maggio 19:16 - di

Non ne indovinano una, a sinistra. Non hanno uno straccio di idea e allora mettono in piedi una storiella, la danno in pasto ai mezzi di comunicazione e pretendono che gli italiani se la bevano come vera. Il giochino può funzionare, ma fino a un certo punto. E quando viene scoperto sono guai grossi,  l’immagine politica crolla e i consensi si volatilizzano. Le larghe intese sono comode all’inizio ma quando poi si va ai fatti, si nota la differenza tra chi concretizza e chi parla a vuoto. E il Pd sta dando prova di parlare a vuoto, con un pizzico di inganno spruzzato qua e là come il sale nell’insalatona. A dimostrarlo sono i fatti: quando la Fornero era impegnata a varare  le legge sulla riforma del mercato del lavoro, il trio – Cgil, Pd e Sel – appellandosi alla necessità di ridurre la precarizzazione del lavoro, la costrinse a ridurre la flessibilità in entrata rendendo più difficili e onerosi i contratti a termine. Così – si disse – queste forme di occupazione si sarebbero trasformate  in contratti full time. Fumo negli occhi. Il miracolo non si è verificato. E non c’era ragione perché questo potesse succedere. Le aziende, semplicemente, di fronte all’aumento dei costi, hanno deciso che le assunzioni a tempo erano rimandate e, viste le incertezze legate alla crisi, si sono guardate bene dal tramutarli in accordi a tempo indeterminato: troppo rischioso, visto che non c’erano garanzie circa una ripresa della crescita. I costi di tutto questo sono stati pagati dai giovani disoccupati, che prima lavoravano a tempo determinato e poi non hanno lavorato per nulla. Adesso la demagogia ha cambiato cavallo. Tutti concordano che sul lavoro il governo dei tecnici ha fatto un autogol e allora il cavallo di battaglia è diventato l’Imu. Anche qui è fin troppo semplice capire che se  l’imposta sulla prima casa non viene pagata restano più soldi nelle tasche delle famiglie e i consumi ne beneficiano. I soloni della sinistra, però, hanno un altro modo di misurare le cose. Secondo loro, cancellare l’Imu sulla prima casa è un favore che il Pdl farebbe a pochi ricchi. Ma anche stavolta fanno un buco nell’acqua. Tutti sanno che in Italia il 78% delle famiglie risiede in abitazioni di proprietà, quindi non si tratterebbe affatto di pochi intimi ma di oltre i tre quarti della popolazione italiana. E di questi ben l’88% ha redditi lordi inferiori a 55mila euro l’anno e il 50% non arriva a 26mila. Altro che pochi ricchi… Anche perché per questi ultimi (ma appena il 13% del totale ha redditi superiori ai 75mila euro l’anno lordi), come già è successo per l’Ici, l’imposta verrebbe mantenuta. Ma tutto questo non conta per chi ha fatto dell’inganno il suo credo. Politico.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *