Il Pd e i grillini dicano qualcosa che abbia un senso. Se ci riescono

19 Mar 2013 20:57 - di Francesco Signoretta

Come con le figurine Panini, scambio alla pari tra un’immagine di Cassano e una di Cavani, ma se ti interessa ho anche un Totti d’annata. Il Pd e i Cinquestelle tentano di trovare la quadra per riempire l’album delle figurine del nuovo governo, Bersani e Grillo si cimentano nel tiro alla fune mentre i rispettivi parlamentari si dilettano in fantasie politiche e in ipotetici scenari futuri. Il leader del centrosinistra pesta l’acqua nel mortaio e continua a parlare dei suoi otto punti come se qualcuno gli desse ascolto e un minimo di interesse. Il leader dei “rivoluzionari” di facciata sembra Batman, arriva all’improvviso e si dilegua con la sua Bat-mobile. Nel momento più delicato per il Paese, quando tutti sono chiamati a dare prova di sé, c’è un crollo di credibilità dovuto al matrimonio tra il vecchio modo di fare politica e l’antipolitica, un matrimonio destinato a lasciare solo macerie. Non c’è nessuno che tenti una mossa a sorpresa, un’azione matura, un qualcosa che abbia un senso, perché restano gli steccati, la cura del proprio orticello (che diventa sempre più piccolo), la priorità di non dare spazio all’avversario. Berlusconi aveva aperto a soluzione alternative e legate al momento storico che stiamo vivendo ma – come lui stesso ha sottolineato – ha avuto in risposta solo insulti dal Pd. Un Pd che accoglie con sufficienza persino le parole di Napolitano, fino a qualche settimana fa l’uomo della saggezza che andava seguito pedissequamente. I problemi del Paese possono attendere, per ora è più importante concordare qualche iniziativa legislativa per cercare di mettere in difficoltà Berlusconi, tipo il conflitto di interesse. E per fortuna che Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue e membro del Pdl, ha indicato con il collega Olli Rehn la liquidazione dei debiti delle pubblica amministrazione nei confronti delle imprese che in Italia vale circa 71 miliardi di euro. Approntare il meccanismo tecnico spetta adesso al governo Monti, ma intanto si apre la strada perché le imprese italiane possano ottenere pagamenti per almeno 40 miliardi che consentiranno a molte aziende di sopravvivere e di non chiudere. Una vera e propria lezione per Bersani e per il centrosinistra che di questa emergenza non sembrano accorgersi, nonostante i molti allarmi lanciati da Confindustria e da Giorgio Squinzi, nel momento in cui le banche lesinano il credito e strangolano ogni iniziativa imprenditoriale. Lo spettro di Cipro è dietro l’angolo. Non tanto perché l’Italia sia in qualche modo paragonabile con la piccola isola dell’Egeo, ma perché non è affatto escluso che con il centrosinistra al governo la tassazione dei depositi possa diventare un’uscita da non scartare  in alternativa a una patrimoniale che susciterebbe troppi malcontenti dopo il salasso dell’Imu e gli oltre 5 miliardi di nuove imposte che si annunciano per questa prima parte del 2013. A un Paese allo stremo ci si appresta a somministrare  ancora la medicina delle tasse, tanto cara al  governo dei tecnici, che ha inaridito ogni iniziativa economica. Eppure è ormai evidente a tutti che bisognerebbe cambiare terapia. Il Censis scrive che il divario Nord-Sud si è allargato, che il Mezzogiorno ha pagato un conto salatissimo, con la perdita di 300mila posti di lavoro sui 505mila totali. Il rigore non ha pagato, o meglio ha pagato all’incontrario, con il Meridione che ha ridisceso molti gradini della scala, invece di salirli. Le nostre regioni del Sud sono povere, poverissime, addirittura più della Grecia che viene considerata sull’orlo del collasso. Bersani di tutto questo non parla. E ricomincia con lo scambio delle figurine.

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