Sardegna amara per Monti: dure contestazioni di commercianti e studenti

18 Feb 2013 20:36 - di Guido Liberati

Cagliari amara per Mario Monti. Studenti, artigiani e associazioni di commercianti hanno contestato con striscioni e fischi l’intervento del premier nella tappa sarda del suo tour elettorale. Il leader di Scelta civica, visibilmente imbarazzato, ha provato a difendere le scelte del suo governo.

L’appuntamento era alla Fiera campionaria. All’ingresso è stato accolto da un presidio degli Anti Equitalia e di “Commercianti liberi”. Poi, all’interno della sala è stato contestato dagli universitari sul tema del diritto allo studio. «Volevamo raccontargli – ha spiegato Andrea Impera, uno dei leader della protesta  – di molte persone che si sono messe la cravatta al contrario per colpa della crisi. Volevamo chiedergli di venire a lavorare per un mese a fare il muratore con i soldi che non sai mai se bastano per la spesa. Volevamo chiedergli se è questo quello che intende per miglioramento dell’Italia». Nessuna risposta dal premier, che ha preferito rifugiarsi nella sala, dove ha trovato un’altra accoglienza altrettanto calorosa. Un gruppo di universitari ha esposto uno striscione con la scritta “Adotta anche tu il diritto allo studio”. I giovani sono stati costretti a uscire accompagnati dai celerini.

A freddo, superato l’imbarazzo, Monti ha risposto agli studenti (ormai fuori dalla sala): «Il diritto allo studio è uno di quei diritti che una politica che ha cercato di compiacere gli elettori non è stata capace di garantire». Venendo nel particolare dell’interesse isolano, Monti ha risposto in maniera fumosa e confusa: «Bisogna discutere e valutare tutte le soluzioni nell’interesse della Sardegna. Le regole europee consentono limitatamente cose di questo genere, perché altrimenti i Paesi con più mezzi la adotterebbero. Piuttosto c’è bisogno di un forte accordo parlamentare a Roma e di una forte credibilità europea». L’unico motivo di vanto per il premier: essere stato un premier gradito (e voluto) dalla Germania della Merkel e dall’Unione europea.

 

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