Pd, area liberal in subbuglio per la “bersanizzazione”

5 Gen 2013 11:30 - di

Ore di tensione nel Pd dove è in pieno corso il braccio di ferro sul listino di Bersani e sui capilista nelle varie regioni. Nel listino il segretario intende blindare l’80 per cento dei nomi. Ai renziani resterà solo un dieci per cento e un altro dieci per cento a tutti gli altri (l’area veltroniana e quella di centro che fa riferimento a Bindi e Fioroni). Ce n’è abbastanza per trasformare i mugugni in vere e proprie uscite dal partito, per andare ad abbracciare l’agenda Monti come già ha fatto Pietro Ichino. L’area liberal del Pd guidata da Enrico Morando si riunirà tra pochi giorni a Orvieto lanciando un segnale preciso: i lavori di apertura sono affidati proprio a Mario Monti. Ma Morando, intervistato da La Stampa, nega di essere sul punto di fare le valigie: “Le primarie tra Renzi e Bersani – spiega – dimostrano che un partito plurale è più forte: prima i sondaggi ci davano al 30%, ora siamo al 35%”. Dunque l’ala modernizzatrice deve restare dentro ed evitare scelte autolesioniste. I giornali scrivono però che il costituzionalista Stefano Ceccanti (escluso dalle liste) e il professor Salvatore Vassallo potrebbero presto seguire le orme del giuslavorista Ichino. A loro, e agli altri dissidenti in fuga, si rivolge il direttore del quotidiano Europa Stefano Menichini con un editoriale che è anche un appello a non mollare: “Chi ha deciso di andarsene dal Pd troppo di sinistra ha compiuto un errore, una scelta minoritaria. Per quanto a sinistra vogliano o possano portarlo Fassina e Orfini (la corrente dei Giovani turchi, ndr) non mi pare che l’odierno Pd italiano somigli all’Old Labour di Michael Foot. E comunque vale la pena di battersi perché l’improbabile paragone proposto da Susanna Camusso (Monti come Thatcher) non si trasformi in una profezia che si autoavvera…”.

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