Umbria, disinnescati tre ordigni “trappolati”. Con un piccolo giallo…

martedì 9 ottobre 18:52 - DI Antonio Pannullo

Gli artificieri dell’Esercito hanno provveduto al disinnesco e al successivo brillamento di tre ordigni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, dotati di congegni non convenzionali e dal peso di 100 chili ciascuno o di 50 chili, a seconda delle fonti. Le attività sono state condotte dagli specialisti provenienti dal 6° Reggimento Genio di Roma e in coordinamento con la Prefettura di Perugia. I tre ordigni, trovati durante i lavori di scavo dopo una frana presso la frazione di Bocca Trabaria di San Giustino, al confine tra Marche e Umbria, sono i primi residuati bellici rinvenuti in Italia che presentano al loro interno dei meccanismi di attivazione “non convenzionali”. A quanto pare, le bombe sono di fabbricazione italiana, sono bombe d’aereo, disponibili quindi anche per le forze tedesche. La novità è che stavolta gli ordigni erano “trappolati”, ossia sistemati in modo da rendere difficoltoso il disinnesco o addirittura programmati in modo da esplodere improvvisamente in caso di manomissione. L’ipotesi è che i tedeschi in ritirata, non avendo tempo di distruggere l’arsenale, abbiano sabotato gli ordigni per creare difficoltà agli alleati, non immaginando che sarebbero stati ritrovati oltre settant’anni dopo. Difficile credere che le bombe siano state sganciate da un aereo con innesco non convenzionale. Tra agosto e settembre erano stati ritrovati altri ordigni nella stessa zona. Ma i “gialli” a questo punto sono due: non solo per la prima volta si sono trovati ordigni “trappolati”, ma non è neanche chiaro dove le bombe siano state fatte brillare, perché il luogo indicato dal comunicato non è risultato esatto.

Le operazioni sono iniziate alle ore 9:30 con la completa evacuazione dell’area in modo da permettere agli artificieri di rimuovere le spolette, impiegando anche un robot a controllo remoto. Successivamente i tre ordigni sono stati caricati su mezzi militari per il trasporto in una cava dove sono stati fatti brillare alle ore 16:30. “L’operazione odierna, che si differenzia dalle precedenti per la presenza all’interno delle bombe di congegni non convenzionali, è stata possibile grazie all’addestramento e al continuo aggiornamento degli artificieri dell’Esercito, che grazie alla loro capacità duale, sono in grado di operare in Patria e all’estero. Dall’inizio dell’anno – informa una nota – gli artificieri dell’Esercito hanno rimosso e distrutto oltre 800 ordigni esplosivi, rinvenuti in tutta Italia, mentre lo scorso anno sono stati bonificati oltre 2.100 residuati bellici”. L’Esercito negli ultimi dieci anni ha svolto oltre 35.000 interventi di bonifica su tutto il territorio nazionale, inoltre l’Esercito è l’unica Forza Armata preposta alla formazione e all’aggiornamento degli artificieri delle Forze Armate e Corpi Armati dello Stato. L’Esercito, “grazie alle capacità dual-use dei propri reparti Genio, è in grado d’intervenire su tutto il territorio nazionale in casi di pubblica utilità ed in situazioni di calamità naturali, come durante i recenti eventi che hanno colpito l’Italia centrale, dimostrandosi sempre una risorsa per il Paese”.

Commenti

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  • gdetoffoli@yahoo.it 10 ottobre 2018

    Sorprendente ? No! Le unità degli artificieri italiani provengono da lunghissima esperienza acquisita nel continuo sminamento dei campi sia nel deserto dell’africa (2°ww)in cui gli inglesi li obbligavano da prigionieri a fare lo sminamento, che sul teatri europei da parte dei vincitori anglo-americani, così come in settant’anni di inertizzazioni in casa nostra e non solo.L’Italia ha sempre prodotto artifici per le forze armate dello/gli stati, al proposito deve essere riconosciuto alle donne italiane quanto fecero e sostennero anche in questa attività, gli sforzi del Paese. Quarant’anni di martellamento alla maniera dei figli dei fiori e dei movimenti filo-comunisti interessati allo smantellamento dei patrimoni italiani di conoscenza e tecnologia, sono riusciti a gettare fango e disprezzo intorno ad una eccellenza produttiva specifica del nostro paese che, pensate un pò, trae parte della sua spinte iniziali nel genio leonardesco. -Un mio particolare ‘ringraziamento’ – e spero vostro- da parte del bilancio dello stato italiano, degli operatori, ingegneri, progettisti-sistemisti della Valsella a quel fiorellino di cattocomunista che dalle ‘sue’ trasmissioni telelevisive pagate con i nostri soldi gettava ombra e fango su una azienda che ha dovuto disfarsi in Italia dei collaboratori; mettendo, grazie a Maurizio Costanzo, sulla strada oltre trecento famiglie ed una prestigiosa tecnologia- trasferita in blocco in India dove non c’era e non c’è posto per le zecche che fanno autolesionismo ai danni del proprio paese! Nel nostro territorio non esistono grandi numeri di operatori artificeri ma il loro livello, sottolineo è di eccellenza e questo viene confermato dall’elevatissimo numero di interventi e dal bassissimo numero degli ‘eventi negativi’ questo obbliga gli operatori a continui trasferimenti e logoramento fisico e psicologico del quale tenere conto, anche in previsione della messa in quiescenza, visto che è una specialità quasi occulta e conseguentemente sotto-remunerata specie se in relazione ai loro altissimi rischi !