Putin giura per il quarto mandato: oggi è uno dei leader mondiali più longevi

A poco meno di due mesi (il 18 marzo) dalle elezioni nelle quali ha ottenuto la percentuale record di consenso del 76,7%, il presidente russo Vladimir Putin ha giurato per il suo quarto mandato al Cremlino, dove resterà fino al 2024. “Ritengo un mio dovere e la missione della mia vita fare tutto il possibile per la Russia – ha detto Putin, dopo aver prestato giuramento sulla Costituzione – per il suo presente e per il suo futuro”. Al  giuramento per il suo quarto mandato al Cremlino sono state invitate circa cinquemila persone per assistere alla cerimonia di insediamento. In base alla Costituzione russa oggi il governo guidato dal premier Dmitry Medvedev si dimetterà, ma nelle prossime ore dovrebbe essere reincaricato e già domani il Parlamento di Mosca dovrebbe votare la fiducia.

Putin, classe 1952, prima di entrare in politica, è stato direttore dei servizi segreti federali (Fsb). Fu Boris Eltsin che lo chiamò alla carica di primo ministro pro tempore nel 1999. Nel 2000 fu eletto presidente provvisorio e nel 2004 fu riconfermato alla carica nel corso di libere elezioni. Secondo quanto ha raccontato, Putin visse un’infazia povera in una kommunalka a Leningrado, dove era nato: il nonno era cuoco e il padre fu sommegibilista della marina sovietica. Laureatosi  in Diritto internazionale, fu arruolato nell’allora Kgb alla fine degli studi. Diventato tenente colonnello lavorò in Germania Est, dove lo colse il crollo dell’Urss. Tornato in patria, lavorò come consigliere del sindaco di San Pietroburgo per gli Affari internazionali. Nel 1999 fu nominato primo deputato e iniziò la sua luminosa ascesa politica. Il suo successo e il suo conenso furono dovuti a una serie di circostanze storiche e sociali irripetibili, quanto l’Urss si trasformò in Russia e il popolo aveva bisogno di una figura catalizzatrice in cui potesse vedere l’identità nazionale. Negli anni seguenti alternò la carica di premier a quella di presidente in staffetta con Dmitri Medvedev, in quanto la costituzione russa probiva l’incarico per più legislature. Moltissime accuse gli sono state rivolte su tutti i fronti, ma lui è sempre riuscito a superarle, anche perché molte di esse erano il profotto della classica macchina del fango mediatica che abbiamo visto agire in modo collaudato in altre circostanze e contro altri leader che avevano il consenso, come Belusconi e Trump, solo per fare due esempi recenti.

In politica estera Putin ha seguito un po’ i desiderata del popolo russo, che voleva una sua dignità e un’importanza della Russia sullo scacchiere internazionale. Cosa che Putin è riuscito a ottenere, grazie ai buoni rapporti con la Cina e con altre potenze mondiali. Non con gli Stati Uniti di Obama, ovviamente, e, a quanto pare, neanche con quella i Trump, malconsigliato alla Casa Bianca da burocrati che ancora non si sono liberati dei cascami della Guerra Fredda. I temi del contendere sono in questo momento la Siria ma più profodnamente la questione dell’Iran e del suo programma nucleare. Sulla lotta all’integralismo e al terrorismo islamico invece Putin collabora pienamente con l’Occidente, grazie alla sua vittoriosa esperienza in Cecenia, dove gli integralisti di tutto il mondo attuarono una offensiva sanguinosa contro Mosca. Putin è molto fiducioso di riuscire ad aprire un dialogo con Trump sulle questioni basilari, ma sul tavolo rimane la questione mediorientale, sempre più delicata, anche per l’azione e la presenza di attori non di poco conto come Israele.