Il delirio di Raimo sulla cultura dei giovani di destra: «Verminaio fascista»

Christian Raimo, scrittore e giornalista romano, ha scritto un libro, che grida vendetta: “Ho 16 anni e sono fascista. Indagine sui ragazzi e l’estrema destra” (Piemme). L’autore  si è messo in mostra tempo fa al grande pubblico, quando, intervistato su Rete4 da Maurizio Belpietro con ospite Alessandro Sallusti, espose un cartello provocatorio contro la trasmissione con scritto «non c’avete un altro servizio sui negri cattivi?», ironizzando sul target della trasmissione che dava conto del disagio sociale provocato da un’immigrazione incontrollata nelle città. Ma la vera ossessione di Raimo è il ritorno del fascismo in Italia, vede ovunque razzisti e fascisti, soprattutto tra i giovani, che è andato a intervistare nella sua inchiesta, dalla quae ha tratto più giudizi (o pregiudizi) che una deatrizione equilibrata della realtà.

Raimo confonde acriticamente  i termini «destra» e «fascismo»,  e li utilizza come sinonimi. Per cui ritiene che la coltura di destra si esclusivamente quella fascista. Il che è riduttivo. La lettura delle opere di De Felice – come gli suggerisce il Giornale- lo aiuterebbe a meglio inquadrare i fenomeni culturali della destra, così come altri volumi che Raimo non cita, appunto perchè non affini alla sua tesi. Tesi che Raimo si aggiusta, leggendo i fatti di cronaca più truci come conseguenza di un mix di fascismo e razzismo. Un esempio. Luca Traini, l’uomo che a Macerata, sparò a un gruppo di nigeriani in reazione alle barbare sul corpo della povera  Pamela Mastropietro,  non è  uno  squilibrato fuori controllo ma «la conseguenza naturale di questa educazione fascistoide di massa, quotidiana, spacciata per racconto del reale» leggiamo nel libro di Raimo. Peggio: questa cultura è avvalorata  dal «verminaio razzista che nutrono leghisti e neofascisti in tv, in rete, a partire dai leader Matteo Salvini, Simone Di Stefano, Giorgia Meloni» che «non è così dissimile da quello che Traini alimentava e con cui si autoricaricava». Insomma, la cultura di Meloni e Salvini sarebbe la stessa che nutri Luca Traini, secondo il delirio di Raimo.

Giudizi tagliati con l’accetta. Secondo Raimo per i politici di destra «degrado sono i neri, decoro la repressione e la violenza». L’ossessione gli fa ritenere che «i fascisti elaboravano testi e idee che oggi sono egemoniche» oppure «in contesti sempre più ampi essere fascisti è di moda, in altri ancora è persino l’elemento qualificante di una nuova unità cercata». Non si sa dove sia andato a interpellare questi giovani, ma è evidente che per Raimo pochi sparuti esaltati divientino “la” cltura fascista egemone. ma ci rendiamo conto? Poi la prova del nove di un’evidente forzatura quando arriva all’assurdo di evidenziare  «l’indulgenza dei media» nei confronti dei giovani neofascisti. Viene da ridere se solo ritorniamo a due mesi fa e alle incredibili campagne di odio contro i gruppi di destra prima delle elezioni con relative manifestazioni antifasciste veicolate come campagne di civiltà. Fu una vera e propria demonizzazione. Raimo forse era distratto. O presuntuoso.  Il fatto allarmante è che Raimo è fra i consulenti culturali del Salone del Libro di Torino, insegna nei corsi di scrittura, gli è stato di fatto  assegnato un ruolo di punto di riferimento culturale. Che altro c’è da aggiungere?