Chi teme il 25 aprile fascioleghista e chi dice “festa da superare”

Vigilia del 25 aprile con un’Italia ancora senza rotta, nella quale nessuno sa dire con certezza di quale colore o sfumatura sarà il prossimo governo. In questo clima cade la ricorrenza del 25 aprile, la festa più antifascista del calendario nazionale. E naturalmente c’è chi sta lì pronto a puntare il dito, nell’attesa di vedere come si comporteranno i vincitori delle elezioni del 4 marzo. È il caso dello storico Giovanni De Luna il quale, in un articolo di fondo per La Stampa, ricorda che 70 anni fa la Resistenza fu la base su cui si legittimarono i partiti che ereditarono l’Italia postfascista. E oggi? Oggi “può darsi – scrive De Luna – che Salvini e Di Maio considerino superati questi valori e che la Lega e i Cinquestelle intendano rifondare la Terza Repubblica su un nuovo patto di memoria che escluda la Costituzione e l’antifascismo. Ma allora lo si dica chiaramente e ci si misuri con gli italiani, proprio a partire da questo 25 aprile”. Il che significa in buona sostanza lanciare un avvertimento sia a Salvini che a Di Maio: o si adeguano alla retorica resistenziale oppure se la vedranno con gli antifascisti.

Di segno completamente diverso il fondo di Mario Ajello sul Messaggero il quale scrive di un 25 aprile triste e superato “che neanche lo spauracchio neofascista agitato prima del voto è riuscito a rinverdire”. Il perché è presto detto: “La sinistra boccheggia, la destra non si sa più che cos’è, i parametri ideologici del ‘900 sono irrintracciabili”. Infine Ajello ha il coraggio di dire che l’antifascismo “è diventato desueto”. E ciò grazie agli storici che hanno sfatato il mito della Resistenza come “come grande guerra di popolo”. Ma non va dimenticato anche il fattore tempo: nell’Anpi, basata “sul motto antistorico ‘ora e sempre Resistenza’ – ormai “sono meno di 4mila gli iscritti tra gli 85 e i 92 anni”. Allora la domanda da porre a chi governerà l’Italia è un’altra: come si sostituisce il 25 aprile? E porre la domanda sottintende come implicita una presa d’atto: il 25 aprile è ormai a tutti gli effetti una festa superata soprattutto se deve servire solo a far litigare ebrei e filopalestinesi di sinistra.