Il diktat dei volontari pro-migranti: «Frontex deve portare i naufraghi in Europa»

Critici, in attesa che vengano chiariti alcuni punti decisivi. Si può sintetizzare così l’atteggiamento del Centro Astalli, che si occupa di migranti, sulla nuova missione “Themis” di Frontex. Themis va sostituire “Triton” e fra i suoi punti qualificanti c’è il fatto che gli sbarchi delle persone soccorse nel Mediterraneo non dovranno avvenire più obbligatoriamente sulle coste italiane, ma nel porto più vicino. Un passaggio che non convince il presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti.

Il no agli sbarchi sulle coste africane

Per il religioso «anzitutto bisogna capire cosa si intende per “porto più vicino”: un conto è che si tratti di Paesi della Ue, siano l’Italia o Malta, la Spagna o la Grecia; un conto è che i porti più vicini siano considerati quelli della costa africana, con scarsa sicurezza sulla tutela delle condizioni di questi migranti, rifugiati o richiedenti asilo, che verrebbero in questo caso riportati indietro. Nel primo caso, invece, vi sarebbe un allargamento positivo del coinvolgimento europeo nella gestione del fenomeno migratorio».

Frontex? L’Ue che si difende non va bene

Poi, aggiunge il presidente del Centro Astalli, della nuova missione di Frontex «ci lascia perplessi il fatto che si tratta comunque di un’operazione che sostiene l’immagine di una Europa che si difende, che si barrica, che cerca di “esternalizzare” le sue frontiere. Un’Europa che sempre più si protegge rispetto al fenomeno migratorio, anziché – sostiene padre Ripamonti – avere una politica volta a intensificare i canali umanitari per una migrazione regolare, protetta e integrata».