Tutte false le notizie pubblicate sulla Siria: parola di “Repubblica”…

A volte la verità ci mette del tempo prima di emergere, ma arriva sempre. Sulla Siria, in particolare, ora si apprende che quasi tutte le notizie pubblicate dai maggiori quotidiani nazionali e internazionali erano manipolate. Sì, insomma, erano delle fake news. Noi lo sapevamo bene, e lo abbiamo anche scritto, insieme a pochissime altre testate, ma la grande stampa non aveva orecchie che per il sedicente Osservatorio internazionale, formato da una sola persona che per giunta non vive neanche in Siria, e dai cosiddetti Elmetti bianchi siriani, organizzazione sedicente umanitaria ma che in realtà era vicinissima ai tagliagole islamici, e ai quali è stata persino dedicata un “documentario”, ma meglio sarebbe dire una fiction, prodotto da Netflix e persino premiata con un Oscar. Non lo diciamo noi, ma la stessa Repubblica, in due articoli intitolati rispettivamente “Siria, le narrazioni fasulle dell’Osservatorio siriano sui diritti” e “Siria, il difficile mestiere di informare”. E’ vero che quello di informare è un mestiere difficile, ma nel caso della Siria non lo era poi così tanto: ricordiamo ai colleghi che sarebbe batata un po’ di freddezza e di imparzialità per accorgersi che qualcosa non andava, anziché gettarsi subito addosso con la bava alla bocca contro il “tiranno” di turno Assad , sperando che facesse la stessa fine di Gheddafi e di Saddam Hussein. Dimostriamo la parzialità dell’approccio dei nostri colleghi alla tragedia siriana in un modo molto semplice: è vero, come dice Repubblica, che i giornalisti non erano ammessi nel teatro; ma proprio per questo le uniche notizie che giungevano non potevano che essere date dagli amici dei terroristi islamicim, giacché qualunque altro giornalista si fosse recato sul luogo sarebbe stato sgozzato. Le fonti, per un giornalista serio, sono quelle istituzionali: quindi quelle del legittimo governo siriano e quelle dell’agenzia ufficiale Sana. Tutte le altre fonti sono inattendibili, dall’Osservatorio siriano agli White Helmets. Questo dice la deontologia. Invece, ogni comunicato delle fonti dei terroristi, dai fantastici e mai avvenuti attacchi col gas da parte del governo alle morti dei bambini alle atrocità dell’esercito di Assad, veniva preso come oro colato dai nostri giornali, ma non solo da loro: persino l’Onu si è immediatamente schierato con i terroristi e addirittura gli Stati Uniti hanno bombardato la postazione siriana dalla quale avevano detto fosse provenuto l’attacco chimico. Attacco chimico che, invece, fu attuato dall’Isis contro la popolazione civile siriana. Ma la faziosità preconcetta di taluni nostri colleghi fu anche rappresentata dal fatto che da subito si tentò di definire cone “rivolta popolare” quello che si è dimostrato essere un autentico golpe armato contro il legittimo governo siriano da parte di mercenari islamici eterodiretti dall’estero: dagli Usa di Obama, ad esempio, ma non solo da loro, che finanziarono per anni gruppi e gruppuscoli di “ribelli” che si spacciavano per patrioti ma che in realtà non erano che assassini prezzolati interessato ai dollari e al trionfo della jihad. A differenza dei casi iracheno, afghano e libico stavolta la verità è venuta fuori, e ci auguriamo che emerga anche per gli altri fallimentari casi di tentativo dell’Occidente di portare la democrazia nei Paesi arabi, che in realtà non sono altro che brutali aggressioni per controllare le risorse di quei Paesi. In Siria questa bieca operazione non è riuscita, malgrado la disinformazione effettuate sistematicamente e i fiumi di denaro piovuti nelle tasche dei terroristi. Non è riuscita per l’intervento della Russia ma soprattutto per la determinazione e il coraggio del popolo siriano e del suo governo resistere a quella ennesima Primavera araba pilotata dall’estero. Per evitare altri infortuni di questo genere, suggeriamo ai nostri colleghi sempre pronti a schierarsi col vincitore di usare maggiore prudenza in futuro e di cercare di appurare come stiano veramente le cose. Da parte nostra, non diremo che noi l’avevamo detto…