Milan, la Procura smentisce la fake news della Stampa su Berlusconi

sabato 13 gennaio 14:02 - DI Paolo Lami

Clamoroso passo falso de La Stampa. Che in prima pagina annuncia l’apertura di un’indagine della Procura di Milano sulla vendita del Milan da parte di Silvio Berlusconi con l’ipotesi di «una cessione della società a prezzo gonfiato e il successivo rientro di una “cifra sostanziosa” lasciando immaginare il riciclaggio di denaro. Ma la smentita della Procura è netta. E sbugiarda il quotidiano torinese che fa parte del Gruppo Gedi, la più grande concentrazione editoriale nel settore dei quotidiani di proprietà di Carlo De Benedetti e della famiglia Agnelli.

«Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan», spazza via la fake news della Stampa il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, spiegando che sulla vendita del Milan, passato nell’aprile 2017 da Silvio Berlusconi all’imprenditore cinese Yonghong Li, «al momento non esiste alcun fascicolo».

La figuraccia è colossale e imbarazzante. Anche perché La Stampa “appoggia” l’articolo principale ad un altro che titola perfidamente “Una tegola sulla campagna elettorale dell’ex-premier” spiegando che «a 50 giorni dal voto, non gli potrebbe capitare di peggio. Perché questa tegola, se cadesse, sarebbe molto diversa da tutte le altre inchieste giudiziarie piovute sulla testa di Berlusconi, alle quali il Cav è sempre sopravvissuto e che puntualmente, anzi, gli hanno consentito di presentarsi come vittima innocente della «giustizia a orologeria».

A dare manforte al tentativo di mettere in difficoltà il leader di Forza Italia sgambettandone la campagna elettorale arriva anche il Secolo XIX, sempre di proprietà del Gruppo Gedi, di cui fanno parte, oltre a La Stampa e il Secolo XIX anche Repubblica e L’Espresso, 16 quotidiani in tutto, 8 periodici, 6 radio e 14 piattaforme web.

La società rossonera era passata dalle mani del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi all’imprenditore cinese Yonghong Li ad aprile 2017. Secondo i quotidiani di De Benedetti e Agnelli, la Procura di Milano avrebbe avviato l’indagine sostenendo che la vendita del Milan era avvenuta ad un prezzo di almeno 300 milioni di euro (su 720 milioni di euro) superiore al reale valore della società.
Da lì, secondo i quotidiani del Gruppo Gedi, erano partite una serie di verifiche per accertare il percorso dei flussi finanziari. Infine, «in gran segreto, nei giorni scorsi, i pm – si erano spinti a scrivere i giornalisti de La Stampa – hanno avviato un’inchiesta che tra le varie ipotesi comporta anche verifiche sul reato di riciclaggio». Una cannonata micidiale contro Berlusconi a cui il quotidiano aveva aggiunto altri particolari che davano il “sale” alla vicenda.

A coordinare l’inchiesta sul Milan, secondo La Stampa, il pm Fabio De Pasquale, lo stesso magistrato che, in passato, aveva indagato Berlusconi per la frode fiscale sui diritti tv ma che lo aveva anche difeso nella vicenda della scalata ostile portata da Vivendi contro Mediaset. «Voci sulla compravendita ne giravano da tempo – aveva sostenuto il quotidiano – tanto che l’estate scorsa l’avvocato Niccolò Ghedini aveva consegnato in Procura «i documenti per attestare la regolare provenienza del denaro cinese. Alla base dell’apertura dell’inchiesta avvenuta poche settimane fa – aveva aggiunto La Stampa fiancheggiata dal Secolo XIX – ci sarebbero nuovi documenti che dimostrerebbero esattamente il contrario. Da dove sia partita la svolta, al momento non è ancora chiaro. Una traccia, si deduce, che risalirebbe ai reali flussi di denaro partiti da Hong Kong»

«Allo stato non esistono procedimenti penali sulla compravendita dell’A.C. Milan», ha smentito nettamente la ricostruzione dei due quotidiani di De Benedetti e Agnelli, il procuratore capo della Repubblica di Milano, Francesco Greco, aggiungendo che nessun fascicolo esplorativo (a modello 45, senza titolo di reato e a carico di ignoti), nè a modello 44 e quindi sempre a carico di ignoti ma con un titolo di reato, è stato aperto.

Quanto alla narrazione che vuole l’avvocato del Cavaliere andato in Procura per consegnare le carte, anche qui il procuratore capo di Milano zittisce i quotidiani del Gruppo Gedi: l’avvocato Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, non ha depositato in Procura «per conto di Fininvest» alcuna carta riguardo alla operazione ripetendo di non aver ricevuto alcun dossier da parte dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia che ha la responsabilità dei controlli.

Anzi, ha voluto aggiungere il procuratore Greco, l’Uif, ha dato il via libera all’operazione non riscontrando, così come gli intermediari finanziari, alcuna irregolarità e non ha chiesto alcun intervento della magistratura milanese di procedere con il «freezing, cioè il blocco dei soldi».

«Il giornalismo d’inchiesta è uno straordinario valore che va tutelato e incentivato perché è uno dei cardini, oltre che salvaguardia, di un sistema democratico – punge La Stampa l’avvocato Niccolò Ghedini – Quando però si utilizzano false notizie non già per informare ma per aggredire e danneggiare una parte politica durante una delicata campagna elettorale, non si tratta più di giornalismo ma di fatti penalmente, civilmente e ancor prima deontologicamente rilevanti».

«Ancora una volta un giornale con una precisa connotazione politica e imprenditoriale – punta il dito Ghedini – aggredisce il presidente Berlusconi con una notizia totalmente inventata. E ciò che è ancor più grave è rappresentato dal fatto che nella serata di ieri eravamo stati avvisati che la notizia, falsa, sarebbe stata pubblicata sul quotidiano La Stampa. Immediatamentea vvertimmo il direttore del quotidiano e uno dei giornalisti della totale infondatezza, inverosimiglianza e falsità dell’assunto. Nonostante ciò la pubblicazione è avvenuta».

Dal canto suo La Stampa, pur di fronte alla dura smentita del procuratore capo di Milano, Francesco Greco e dell’avvocato Ghedini, rincara la dose sostenendo «di aver svolto opportuni controlli circa l’esistenza di un’indagine sull’operazione, di cui è venuto a conoscenza da due fonti distinte, e pertanto conferma quanto scritto».

«È evidente la pervicace volontà diffamatoria che non può che avere ragioni correlate all’intenzione di interferire nell’imminente competizione elettorale», dice Ghedini avvertendo che «saranno ovviamente esperite tutte le azioni del caso».

E, poco dopo, scende in campo direttamente anche Marina Berlusconi che riserva parole durissime al grave attacco sferrato da La Stampa: «Il tempo sembra passare invano per certi metodi di intendere lo scontro politico e per chi di questi metodi da vent’anni è ostinato protagonista – dice la presidente di Fininvest e del gruppo Mondadori – La falsificazione di cui stamane si sono resi responsabili due quotidiani controllati dal gruppo De Benedetti, “La Stampa” e “Il Secolo XIX“, lascia indignati ed esterrefatti per la sua gravità».

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