Maroni si spezza ma non si spiega: ecco perché rinuncia alla Lombardia

È vero che in politica quasi mai 2 più 2 fa 4. Ma se è vero – come scrive sul Corriere della Sera Francesco Verderami “retroscenando” il vertice di Arcore tra Berlusconi, Salvini e la Meloni – che a rivelarsi il «meno sorpreso» dalla notizia dell’indisponibilità di Bobo Maroni a ricandidarsi alla guida della Lombardia è stato il Cavaliere, alzi la mano chi non sospetta che la rinuncia al bis da parte dell’attuale governatore sia più funzionale agli interessi post-elettorali del leader di Forza Italia che alle strategie del capo leghista. Sospetti alimentati anche dalle fumose motivazioni rese dal diretto interessato. Un “non ci sto, ma se mi chiamate…” che la dice lunga sulla sua reale volontà di disimpegnarsi dall’agone politico e che dà piuttosto l’idea di un “torno subito” funzionale, appunto, alla strategia di Berlusconi. Che non prevede, come qualcuno maligna, Maroni premier in luogo di Salvini, sia perché la vittoria del centrodestra alla Camera e al Senato resta improbabile sia perché le possibilità che la Lega prenda un voto in più di Forza Italia sono prossime allo zero. Il Cavaliere ragiona invece sullo scenario che vede il centrodestra prevalere, ma non del tutto, con se stesso nel ruolo di mazziere in qualità di leader del primo partito della coalizione. È in questo stallo che immagina di calare la carta Maroni in chiave “larghe intese” qualora Salvini s’incaponisse nell’invocare nuove elezioni. È uno scenario che lascia intravedere una trattativa spietata sui collegi uninominali. E Berlusconi dà l’idea di essere già in vantaggio: i democristiani acchiappavoti della quarta gamba di oggi saranno i “responsabili” di domani. In più, dovranno rendere ancor più difficile la vita a Salvini al Sud. E la Lombardia? Un minuto dopo la rinuncia di Maroni, Renzi incitava via tweet gli elettori del Pd a sostenere Giorgio Gori, attuale sindaco di Bergamo con un passato televisivo in Fininvest dove è stato direttore di Canale 5. E questo spiega perché all’avantinsieme lanciato da Renzi in favore di Gori, in molti la domanda sia sorta spontanea: insieme a chi?