Bitcoin, la nuova “moneta” ora spaventa la finanza: che cos’è e come funziona

Tutto è cominciato per gioco, ma ora il giro s’è fatto serio (e un po’ inquietante): il bitcoin sta decollando e c’è chi comincia a preoccuparsi nelle alte sfere del mondo finanziario. L’aumento del 900% in valore dall’inizio dell’anno, pur con una serie impressionante di precipitose svalutazioni e spericolati recuperi, non poteva passare inosservato  dalle  banche centrali, che hanno acceso un faro di attenzione sulla criptovaluta. Intanto aumenta il numero di aziende che cominciano ad effettuare transazioni con i bitcoin, da Microsoft a Expedia. E sono in aumento gli esercizi commerciali che l’accettano. La vera rivoluzione è però nella tecnologia che sta a monte del bitcoin, il blockchain, in grado essa sì di modificare i comportamenti e di influire profondamente sulle istituzioni finanziarie di tutto il mondo.

Tutto cominciò il 22 maggio 2010, quando  Laszlo Hanyecz, un programmatore della Florida, usò 10 mila bitcoin per farsi recapitare due pizze  capricciose a domicilio. Era la prima volta che quella nuova moneta, teorizzata dal misterioso informatico Satoshi Nakamoto, veniva usata nel mondo reale. Lo sapete quanto varrebbe oggi lo stesso gruzzolo di bitcoin? la bellezza di 66 milioni di dollari. Era un esperimento da hippie smanettoni, l’idea di una valuta scambiata tra pari, capace grazie a un preciso algoritmo di costruire fiducia reciproca senza bisogno di un’istituzione centrale a fare da garante. Ora il bitcoin diventato un’industria globale, in cui vere e proprie fabbriche di server, in angoli sperduti della Cina, succhiano energia per validare le transazioni e accumulare la ricompensa, nuovi bitcoin, mentre ogni giorno nascono nuovi exchange, piattaforme di scambio, o wallet, borsellini dove depositare le proprie monete.

Ce n’è quanto basta per una rivoluzione finanziaria vera e propria. Tant’è che anche l’un sta cominciando a muoversi. L’Antitrust europeo sta avviando indagini. Lo ha detto Margrethe Vestager, commissaria Ue alla Concorrenza. “Sulle valute non autorizzate, come il bitcoin, quello che stiamo cercando di fare è cercare di capire il fenomeno nel profondo, come funziona, e quali sono le sue implicazioni sull’economia, perché per alcuni ha un effetto molto negativo, sappiamo che ha un lato oscuro, ma abbiamo anche una mente aperta per quello che potrebbero offrire in termini positivi”, afferma.  A oggi, “non c’è nessuna indagine ma faremo il nostro meglio per essere preparati se trovassimo ragioni per avere preoccupazioni. Per ora, per un’authority è importante conoscere il fenomeno in profondità”.