710 anni fa Guglielmo Tell colpiva la mela sulla testa del figlio Gualtierino (video)

Sono oltre sette secoli che la balestra dell’infallibile Guglielmo Tell spacca a metà la mela posta sulla testa del figlio Gualtierino, Walter, secondo altre fonti. Quel suo gesto lo ha trasportato al di fuori del tempo e dello spazio e ha fatto di questo montanaro un eroe destinato a entrare nella leggenda. Oggi Wilhelm Tell è l’eroe nazionale svizzero, come Giulio Cesare da noi o George Washington negli Usa o Orazio Nelson nel Regno Unito. Solo che in verità non si sa nemmeno se sia esistito, questo Guglielmo Tell: su nessun documento storico appare il suo nome, e nei registri del Cantone Uri, dove è ambientata la vicenda non c’è nessuna famiglia Tell, solo von Thal, ma nessuno di nome Wilhelm, solo Conrad. Del figlio, poi, come nota il cantautore Davide Van de Sfroos nella omonima ballata, “non si ricorda neanche il nome”. Secondo la storia, i fatti sarebbero andati così: mentre Guglielmo Tell passava nelle vie di Altdorf, centro del Cantone Uri a quei tempi sotto il giogo deggli Asburgo, non riverì il copricapo del balivo Gessler, come dovevano fare tutti pena la morte o la confisca dei beni, e per questo fu catturato e sottoposto alla famosa prova. Non sappiamo la distanza alla quale era Gualtierino né se la mela fosse prorio una mela o piuttosto un’albicocca, come ipotizza sempre Van de Sfroos ironicamente. Quello che sappiamo è che Guglielmo aveva un secondo dardo nascosto sotto la giacca, nel caso in cui il figlio fosse rimasto ucciso, dardo con cui avrebbe ucciso all’istante il crudele balivo. Scoperto il sotterfugio, Guglielmo Tell fu ugualmente arrestato e condotto in prigione, nonostante avesse superato la prova. Ma a quanto pare, per andare in prigione di Kussnacht si doveva passare su un lago, e nella provvidenziale tempesta che si scatenò, Guglielmo fu slegato dalle guardia, poiché era anche un abile timoniere, e riuscì fortunosamente a scappare. Pochi giorni dopo Guglielmo Tell avrebbe poi ucciso il balivo Gessler sulla strada che va dal Gottardo a Zurigo. La storia si sparse per le valli, e gli svizzeri da quel momento si liberarono della tirannia dell’Austria. L’esercito della confederazione svizzera sconfisse definitivamente degli Asburgo nel 1315, dopo una guerra durata alcuni anni, guerra a cui, secondo la leggenda, Tell partecipò, anche se non c’è traccia documentale. Guglielmo Tell divenne un eroe nazionale fino a che, nel 1354, per salvare un bambino dalle acque del torrente Schachen, morì annegato. Secondo un’altra fonte, invece, l’arciere sarebbe stato annegato nel lago di Lucerna proprio dal malvagio balivo asburgico. Secondo gli studiosi, la storia affonda le proprie radici in altre leggende di Paesi nordici, in particolare scandinavi, in cui la trama è sempre uguale: cacciatori costretti a colpire mele o altro sulla testa dei figli, con la conclusione comune che il sovrano viene ucciso. Un norvegese, un paio di secoli prima, si racconta che colpì addirittura una nocciolina sulla testa del figlio e che poi uccise un re Harald per vendetta. Però è stato solo Guglielmo Tell a entrare nell’immaginario europeo: nel 1804 Friedrich Schiller lo consegnò all’immortalità col suo omonimo dramma, e nel 1929 fu Gioacchino Rossini a dedicargli una delle sue opere di maggior successo. Addirittura, le prime note del Guglielmo Tell erano il clacson dei vecchi camion postali svizzeri. Citazioni dell’arciere eroico sono anche in film, serie tv, canzoni e fumetti. Ma Guglielmo Tell è sempre lì che prende la mira per colpire la mela sulla testa di Gualtierino.