“Brexit, la sfida”. Capezzone: l’Europa deve rinegoziare le regole

Daniele Capezzone e Federico Punzi sono gli autori di “Brexit, la sfida”. Questo libro vuole mostrare un lato diverso della Brexit, facendo breccia nell’opinione ostile che la circonda. Si cerca di comprendere e rimarcare le distanze tra popolo ed “esperti”, tra cittadini ed establishment, tra mondo anglosassone e continente europeo.

Onorevole Capezzone, il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’UE ha dato inizio ad un iter che si concluderà con un accordo per il recesso del Regno Unito. Gli effetti non si sono ancora manifestati se non in minima parte. Cosa dobbiamo aspettarci?

Possiamo avanzare ipotesi. Dal punto di vista inglese, la sfida è quella di una Global Britain come superhub mondiale in grado di attrarre risorse e investimenti, uscendo dalla gabbia dell’UE ma potenziando la possibilità di commerciare con la stessa Europa, gli Stati Uniti, l’Asia, e con ogni altro player. Già oggi, l’Inghilterra è la quinta economia del mondo e, in 5 anni, ha creato più posti di lavoro di tutti gli altri paesi europei messi insieme. Quanto all’UE, anziché strepitare, farebbe bene a cogliere l’occasione Brexit per rinegoziare le sue stesse regole. A meno di accettare, come irreversibile, il destino di trasformarci in un protettorato francotedesco, anzi germanofrancese…

Certo che la scarsissima affluenza dei giovani alle urne ha generato amarezza. Soltanto dopo l’esito della votazione, hanno compreso di aver lasciato decidere alle generazioni più anziane il futuro del Regno Unito. Perché questo fenomeno?

La campagna referendaria, a onor del vero, ha avuto un pazzesco sbilanciamento mediatico a favore del Remain. Grandi imprese, economisti, “esperti”, erano tutti da una parte. Vale per l’elezione di Trump e vale per Brexit: le élites dovrebbero interrogarsi sulla loro, sempre maggiore, difficoltà di capire gli elettori, un immenso ceto medio impaurito, impoverito, arrabbiato. Anziché giudicare questi elettori, occorrerebbe ascoltarli e capirli. Per il resto, trovo ammirevole che nel Regno Unito, anche chi ha votato Remain, si inchini al responso democratico. Qui in Italia ci siamo un po’ disabituati a quella cosa chiamata democrazia…

Lanciando lo sguardo sulla situazione politica europea, dalla Francia all’Austria, passando per le elezioni tedesche, abbiamo assistito ad una forte affermazione dei movimenti politici conservatori, sovranisti e, più in generale, di destra. Possono essere considerati fenomeni affini o collegati a Brexit? Quello che sta avvenendo è la risposta dei popoli ad una condizione che reputano ingiusta?

C’è una somiglianza e una differenza. La somiglianza sta nella condizione dei ceti medi in sofferenza (e nelle élites che non comprendono), mentre la differenza sta nel fatto che Brexit e Trump hanno offerto uno sbocco costruttivo a quell’arrabbiatura, mentre in Europa continentale è per ora prevalsa una risposta alla Le Pen, cioè estremista, minoritaria, più adatta a spaventare i moderati anziché a coinvolgerli.