Dalle fogne biodiesel e cosmetici. Un brevetto fa dei liquami ricchezza

Dagli scarichi fognari si possono ottenere acqua utlizzabile in agricoltura e alghe per estrarre olio vegetale che può sostituire l’olio di palma nei biocarburanti. Ma anche vitamine, proteine, carboidrati utilizzati nella cosmetica o per la produzione di bioplastiche, di mangini e concimi. È l’ultimo brevetto di Maurizio Giannotti, biologo di Viterbo, classe 1955, laureato a Pisa, che da quasi quant’anni realizza sistemi di fitodepurazione. L’ultimo nato, nel 2015, prende il nome di Maugian Algae Biofuel System, in sigla Mabs, ovvero una biotecnologia che trasforma il processo di depurazione in un sistema di produzione di biocombustibili. Un sistema innovativo che rappresenta una vera rivoluzione nel settore della depurazione dei liquami e in quello delle tecnologie energetiche alternative e rinnovabili, trasformando, di fatto, il depuratore in un sistema produttivo ad alto reddito. Con questa nuova formula, sperimentata nell’Università di Viterbo, partono in contemporaneamente, spiega Giannotti, «la fase di depurazione e quella di produzione di alghe ottenendo cosi due prodotti primari in uscita: acqua depurata idonea alla bonifica dell’acqua e alghe da cui estrarre lipidi, proteine ed altro utilizzati per la sintesi dei biocarburanti o altri prodotti commerciali». In sostanza, le alghe si cibano del liquame permettendo così la depurazione e la produzione di beni. «Con  questo sistema – dice ancora Giannotti – crollano i costi di manutenzione. Penso ad esempio a un depuratore che serve un paese di cinquemila abitanti, dove si riescono a produrre cento tonnellate annue di olio, che valgono circa 80/90.000 euro». Un modo, dunque, per ridurre l’impatto ambientale, aumentare la disponibilità di risorsa idrica e creare ricchezza dai liquami. Il sistema si applica a tutti i reflui urbani, agricoli, zoottecnici, industriali e agro-industriali e alle acque superficiali inquinate di fiumi e laghi.