Pesce sulle nostre tavole, solo un chilo su due viene dal Mediterraneo

Pesce che passione. Nella dieta dei cittadini europei dell’area mediterranea, questo alimento la fa da padrone: solo nel 2014, Croazia, Italia, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Portogallo – che sono fra i maggiori consumatori di prodotti ittici – hanno speso circa 34,57 miliardi di euro, circa il 63% del totale Ue. Un consumo annuale di quasi 7,5 milioni di tonnellate, ma di queste solo 2,75 milioni di tonnellate provengono da fonti interne mentre il resto, quasi 5 milioni di tonnellate ogni anno, viene importato o pescato altrove. Secondo i dati Eumofa del 2014, le nazioni dell’area euromediterranea importano il 36% di tutte le risorse ittiche dai Paesi fuori dell’Ue. Stando ai dati contenuti nel nuovo report del Wwf Gusti locali, mercati globali. Le risorse ittiche e il Mediterraneo, per ogni chilo di pesce pescato o allevato nelle nazioni dell’area euro mediterranea, quasi 2 vengono importati.

Il nostro pesce arriva dall’Africa e dall’Atlantico del Nord

Da dove arriva, dunque, il pesce che appare sui nostri banconi e nei nostri menù? Principalmente dall’Atlantico e dal Nord Africa. Nel 2014, le nazioni dell’area euro mediterranea hanno importato circa 1,8 milioni di tonnellate da Marocco, Turchia, Mauritania, Tunisia, Egitto, Algeria e Libia, a cui si aggiungono circa 335mila tonnellate pescate su licenza nelle acque nazionali di questi Paesi. Cosa si importa? Soprattutto le specie più appetibili sul mercato come i polpi. Secondo i dati Eurostat 2014, oltre la metà della spesa in prodotti ittici dell’area euromediterranea appartiene a Spagna, Italia e Francia. Nella regione, secondo la Fao, il consumo medio annuale pro capite ammonta a 33,4 kg (a fronte di quello medio Ue che è di 22,9 kg, e quello mondiale di 19,2 kg); in Portogallo la cifra cresce fino a 56,8, oltre 1 kg di pesce a persona ogni settimana. La Spagna è seconda con 42,4 kg.