Ercolano, richiedenti asilo in coda per votare Renzi: indagine sulle primarie

Al momento non ci sono indagati. Ma l’indagine, come da copione in occasione delle primarie del Pd in Campania, c’è ed è coordinata dal procuratore aggiunto Alfonso d’Avino. Se a quelle del 2011 votarono i cinesi, quelle di domenica scorsa rischiano di passare alla cronaca (giudiziaria) come quelle del festival degli immigrati nordafricani. i pm hanno già rastrellato in rete materiale in abbondanza, foto e soprattutto video che immortalano lunghe code davanti ai seggi degli ospiti del centro di accoglienza San Vito di Ercolano.

Un immigrato: «Mi hanno promesso il permesso di soggiorno»

E meno male che a Napoli e provincia Largo del Nazareno aveva inviato un supervisore d’eccezione, il renzianissimo Ernesto Carbone, noto ai giornalisti politici per aver coniato il famoso «ciaone» con cui sbeffeggiò i no-triv nel referendum dello scorso giugno. Neppure il tempo di far apparire sul web le prime foto di extracomunitari in fila, e Carbone si precipitava ad Ercolano per seguire di persona gli sviluppi della situazione: «Tutto regolare – sono state per sue ultime parole famose – e non si sono ripetuti episodi come la distribuzione di due euro fuori dai seggi». Già, i due euro elargiti a mo’ di mancetta elettorale. Un’altra pagina edificante delle primarie del Pd in Campania. In quell’occasione si trattava di scegliere il candidato tra l’immarcescibile Antonio Bassolino e la sua ex-fedelissima Valeria Valente. Ma torniamo all’oggi: gli inquirenti stanno lavorando soprattutto su intervista rilasciata al quotidiano online Fanpage di un extracomunitario. I pm la considerano molto interessante perché l'”elettore” rivela che è stato invitato a votare per Renzi ricevendo in cambio  la promessa di una velocizzazione nell’iter per il rilascio del permesso di soggiorno.

Ercolano è solo l’ultimo caso

Si tratta, ovviamente, di fatti da chiarire. Ma è altrettanto certo che i precedenti non militano certo in favore della trasparenza del Pd napoletano. Prima i cinesi, poi i due euro, altre volte la presenza di elementi contigui alla camorra. Ce n’è abbastanza, insomma, perché i pm vadano avanti. Nel frattempo, nel Pd è già polemica: «Ora mi auguro che non sia vero quello che è stato detto. Io non voglio né posso militare in un partito che fa questo. Cosa puoi fare di peggio che estorcere un voto a un disperato?» Parole del ministro Orlando. Già, che c’è di peggio?