Così gli italiani pagheranno alla Ue la multa per colpa della Fiat e di Renzi

Rischiano di pagarlo gli italiani e a caro prezzo, con i propri soldi, il pasticciaccio dello scandalo delle emissioni inquinanti delle auto Fiat. Nonostante le suppliche levate dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio alla Commissaria per il mercato interno Bienkowska, sia telefonicamente, sia attraverso comunicazioni scritte, la Commissione Europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia «per il mancato adempimento, da parte di Fca, degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli».
E’ la questione, spinosa, su cui è inciampata pesantemente, anche Volkswagen.

L’esecutivo Ue ha mandato all’Italia una lettera di messa in mora, il primo stadio della procedura, in cui chiede al Paese di fornire risposte in merito alle preoccupazioni della Commissione per l’adozione di misure considerate «insufficienti», per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni inquinanti dei veicoli utilizzata dal gruppo Fiat-Chrysler.

La commissaria europea al Mercato interno e l’Industria Elzbieta Bienkowska, è netta: «i costruttori di automobili hanno prestato ben poca attenzione alla misurazione delle emissioni. Ed alcuni hanno persino infranto la legge. Lo scandalo delle emissioni ha dimostrato che la responsabilità di far rispettare la legge e di punire coloro che la violano non può essere lasciata esclusivamente agli Stati membri». Come dire: l’Italia non è stata in grado – o forse non ha voluto – controllare Fiat.

«E’ giunto il momento di raggiungere un accordo definitivo – ha avvertito la Bienkowska sbattendo la porta in faccia a Delrio, Marchionne ed Elkann – sono in gioco la fiducia e la salute dei cittadini e non abbiamo tempo da perdere».

Ma cosa è accaduto? In base alla legislazione Ue, spetta alle autorità nazionali verificare che un certo tipo di automobile soddisfi tutte le norme comunitarie prima che i veicoli possano essere venduti sul mercato unico. Qualora un costruttore violi gli obblighi normativi, le autorità nazionali devono adottare misure correttive – ad esempio, ordinare il richiamo dei mezzi – e applicare sanzioni «effettive, proporzionate e dissuasive» stabilite nella legislazione nazionale.

La Commissione sta monitorando da vicino l’esecuzione di queste norme da parte degli Stati membri e ha già avviato procedure di infrazione nei confronti degli Stati che hanno rilasciato le omologazioni per il gruppo Volkswagen nell’Ue, per non aver applicato le sanzioni stabilite dalle loro disposizioni nazionali, nonostante l’uso di un software di manipolazione illegale da parte della casa di Wolfsburg.

Quanto a Fiat Chrysler, il caso nasce dalle informazioni portate a conoscenza della Commissione, nel contesto di una richiesta da parte del ministero dei Trasporti tedesco nel settembre 2016, di mediare un disaccordo tra le autorità tedesche e quelle italiane riguardante le emissioni di ossidi di azoto, cioè i NOx, prodotte da un tipo di veicolo omologato dall’Italia. La Commissione non specifica nel comunicato di quale modello si tratti. Ma la disputa con la Germania riguardava la 500x, la Fiat Doblò e la Jeep Renegade.

Ma la lettera, spiegano fonti Ue, riguarda solo la Fiat 500 X. Nel corso della procedura di mediazione la Commissione «ha esaminato con attenzione i risultati delle prove delle emissioni di NOx fornite dall’autorità di omologazione tedesca, il Kraftfahrt-Bundesamt, così come le ampie informazioni tecniche fornite dall’Italia sulle strategie di controllo delle emissioni adottate da Fca nel tipo di veicolo in questione».

La normativa comunitaria in materia di omologazione, ricorda la Commissione, vieta l’uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, «a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo». E «come la Commissione ha più volte evidenziato, questa è un’eccezione al divieto e come tale va interpretata in maniera restrittiva».

La Commissione chiede quindi ora formalmente all’Italia di dare una risposta alle preoccupazioni circa «l’insufficiente giustificazione fornita dal costruttore (cioè Fca, ndr), in merito alla necessità tecnica, e quindi alla legittimità, dell’impianto di manipolazione usato» e di chiarire se l’Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo Fca in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili.

La lettera di costituzione in mora è la prima fase di una procedura di infrazione e fa parte del dialogo della Commissione con le autorità italiane al fine di chiarire i fatti e di trovare una soluzione ai problemi individuati. L’Italia ha ora due mesi a disposizione per rispondere alle argomentazioni avanzate dalla Commissione. In caso contrario l’esecutivo Ue può decidere di inviare un parere motivato. Ma, alla fine della procedura, l’esecuzione della sentenza prevede la richiesta, all’Italia, del pagamento di una somma forfettaria o di una penalità. La sanzione minima per l’Italia è stata determinata in 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora può oscillare fra i 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nel pagamento, a seconda della gravità dell’infrazione. Tutti soldi che dovranno tirare fuori dalle tasche gli italiani. Al posto della Fiat.