Ma il sole è un amico o un nemico? Convegno di studi al San Gallicano

Sole e luce: amici, nemici o terapeuti per la pelle? Sono i quesiti alla base delle “Giornate capitoline di fotodermatologia” che si concludono oggi, evento organizzato e promosso dall’Istituto San Gallicano di Roma, con i maggiori esperti italiani del settore. L’appuntamento prevede un programma ricco di argomenti che vanno ad approfondire il foto-danneggiamento e la fotodinamica in dermatologia oncologica, la psoriasi e le terapie abbinate come ad esempio fototerapia e farmaci biologici per la psoriasi. “Un tema centrale è dedicato alle porfirie cutanee con fotosensibilità – sottolinea Giovanni Leone, responsabile del centro dell’Istituto San Gallicano per le fotodermatosi, porfirie e malattie rare, e promotore dell’evento – che rappresentano l’espressione più grave della fotosensibilità, tra cui primeggia la protoporfiria eritropoietica. Il San Gallicano è stato il primo a sperimentare e introdurre il trattamento con l’innovativo farmaco afamelanotide che ha radicalmente modificato la qualità di vita delle persone affette”. Molto spazio è dato alla fotoprotezione e a tutti i recenti progressi che riguardano il mondo dei prodotti antisolari e il loro impiego. “Il nostro Istituto – afferma Mauro Picardo, direttore scientifico Isg – ha rivisitato il concetto di fototipo che non è legato solo al colore della pelle, ma è una sorta di impronta digitale biochimica dell’individuo che fornisce molti più dati che la sola presenza di melanociti. Altra novità su cui l’Istituto è impegnato – continua Picardo – è lo studio delle molecole attive, che agendo sui recettori nucleari, inducono la cellula ad autoproteggersi”.

Una due giorni al San Gallicano su questi temi

L’incidenza di anomale reazioni cutanee dopo esposizione alla luce solare – evidenziano gli esperti – è in continuo aumento e si va da un 10% della popolazione per la dermatite polimorfa solare, eritema solare, la patologia più diffusa, all’1-2% dell’orticaria solare che è una fotodermatosi più grave, ma più rara, fino ai casi rarissimi di protoporfiria eritropoietica, in cui i pazienti non possono uscire nel periodo estivo. “Siamo tra i pochi in Italia – aggiunge Andrea Paro Vidolin, dermatologo del San Gallicano – che possono eseguire test fotobiologici per la conferma della diagnosi di orticaria solare attraverso il test con simulatore solare e il test di scatenamento Uvb, Uva e luce visibile, nonché eseguire nel periodo precedente all’esposizione ai raggi ultravioletti la terapia desensibilizzante per la preparazione della cute al sole. Una sorta di vaccino. Un buon 50% dei pazienti può trarre giovamento anche dalle terapie con miscele di antiossidanti. Ce ne sono di varie e nuove con principi attivi naturali di origine vegetale”. “I raggi Uv sono anche alla base del Non-melanoma-Skin-Cancer (Nmsc) – ricorda Pasquale Frascione, responsabile della Dermatologia oncologica Isg – Sono in grado di innescare il processo di iniziazione, promozione e progressione tumorale, determinando dapprima una cute fotodanneggiata, spesso cheratosi attiniche (Ak) e infine carcinomi squamocellulari (Scc) a seguito dell’accumulo di mutazioni. Tra le novità ci sono di supporto: la microscopia confocale per la diagnosi e le nuove formulazioni nelle terapie topiche, l’ingenolo mebutato, l’imiquimod al 3,75% e il fluoro-uracile alla concentrazione di 0,5% in combinazione con l’acido salicilico (non ancora disponibile in Italia). Infine, sempre come strumento terapeutico, grande importanza riveste la terapia fotodinamica convenzionale (Pdt) e negli ultimi anni la Day-Light Pdt”.