Mercato del lavoro, l’Istat certifica il fallimento delle politiche Renzi-Poletti

Dati Istat sul mercato del lavoro relativi allo scorso febbraio: istruzioni per l’uso per non cadere nella spirale assurdamente trionfalistica artatamente confezionata da governo e maggioranza. A leggere, infatti, i dati in maniera approssimative e superficiale si corre davvero il rischio di pensare che davvero  il tasso di disoccupazione sia sceso dell’11,5 per cento, pari a – 0,3 punti percentuali o quello giovanile sia calato di 1,7 punti, attestandosi al 35,2 per cento. Certo, è quel che ha rilevato l’Istat nei dati provvisori. Ma è statistica. E per la statistica, diceva qualcuno, se uno mangia un pollo intero e un altro no il pasto è suddiviso fifty-fifty anche se uno dei due è rimasto digiuno.

Con la sinistra crescono solo precari e contratti a termine

Provare, per credere, a valutare il dato relativo agli inattivi di età compresi tra i 15 e i 64 anni:  solo a febbraio fa +51mila, pari ad incremento percentuale di 0,4. Significa che sono sempre meno le persone che si offrono sul mercato del lavoro (il che spiega anche il perché della diminuzione del tasso di disoccupazione). In pratica, è un po’ come sostenere di aver risolto la questione meridionale solo perché dal Sud sono tutti emigrati. Infatti, avverte ancora l’Istat, la stima delle persone in cerca di occupazione a febbraio ha registrato un forte calo su base mensile (-2,7 per cento, pari a -83 mila). Ma esistono almeno due ulteriori dati in grado di radere al suolo qualsiasi rivendicazione trionfalistica, da parte del governo, delle cifre diffuse dall’Istat: il fatto che l’occupazione aumenti tra gli ultracinquantenni e diminuisca nelle restanti classi di età e la circostanza che sale il numero di lavoratori a termine, ma calano quelli a tempo indeterminato. Che cosa significa, soprattutto quest’ultimo dato? Semplice: che sta per esaurirsi il doping degli incentivi decisi a suo tempo da Renzi e di conseguenza le imprese stiano riconsiderando le proprie decisioni. Ecco perché a diminuire sono i veri posti di lavoro, quelli a tempo indeterminato e ad aumentare siano i contratti a termine.

Brunetta: «Dai dati Istat coesione sociale a rischio»

Ed è solo questa componente fa pendere verso il segno “più” il saldo (0,1 per cento) degli occupati nel periodo dicembre-febbraio rispetto al trimestre precedente. Sul primo punto, vale invece la pena di rilevare come si stia approfondendo il solco, nel mondo del lavoro, tra la generazione degli ultracinquantenni il cui numero, come abbiamo visto è in aumento (+402mila), e il resto delle generazioni, soprattutto quella ricompresa nella classe di età che va dai 39 ai 45 anni, la cui presenza è invece in calo di almeno 100mila unità. Difficile, dunque, dare torto al capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, Renato Brunetta, per il quale è sempre più a rischio la «coesione sociale», quando ha commentato i dati Istat sull’occupazione in una sintesi che più efficace non si potrebbe: «La rilevazione mensile Istat del mercato del lavoro certifica chiaramente il fallimento delle politiche Renzi-Poletti».