Carpi, il Papa ai terremotati: “Non rimanete intrappolati nelle macerie della vita”

Un invito a risollevarsi dalle difficoltà, dall’abbattimento, dalla negatività che può condizionare la nostra vita. Un appello alla forza, a decidere da che parte stare, “dalla parte del sepolcro, oppure dalla parte di Gesù”.

Il Papa: “Non rimanere intrappolati nelle macerie della vita”

Un’esortazione, vibrante a “non rimanere intrappolati nelle macerie della vita”: questo il messaggio lanciato dal Papa Bergoglio durante la messa in piazza Martiri a Carpi nel corso del suo viaggio nelle terre colpite dal terremoto cinque anni fa. Un appello all’incoraggiamento rivolto alla popolazione duramente messa alla prova dal sisma: “Cari fratelli e sorelle, anche noi siamo invitati a decidere da che parte stare. Si può stare dalla parte del sepolcro, oppure dalla parte di Gesù. C’è chi si lascia chiudere nella tristezza, e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi, come voi, con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza”. laddove le macerie diventano simbolo di un male che può stringere nella sua morsa, ma che non può e non deve uccidere la speranza, la forza di reagire, la possibilità di farcela. E allora, attingendo dalle letture del giorno, Bergoglio si sofferma, in particolare, sull’ultimo dei segni miracolosi che Gesù compie prima della sua Pasqua, al sepolcro dell’amico Lazzaro. “Lì – osserva Francesco – tutto sembra finito: la tomba è chiusa da una grande pietra; intorno, solo pianto e desolazione. Anche Gesù è scosso dal mistero drammatico della perdita di una persona cara: si commosse profondamente, e fu molto turbato. Poi scoppiò in pianto e si recò al sepolcro, dice il Vangelo, ancora una volta commosso profondamente. È questo il cuore di Dio: lontano dal male ma vicino a chi soffre; non fa scomparire il male magicamente, ma con-patisce la sofferenza, la fa propria e la trasforma abitandola”.

La tentazione a rimanere soli e sfiduciati

Per questo, sottolinea il Pontefice, ricordando il Verbo, “di fronte ai grandi perché della vita abbiamo due vie: stare a guardare malinconicamente i sepolcri di ieri e di oggi, o far avvicinare Gesù ai nostri sepolcri. Sì, perché ciascuno di noi ha già un piccolo sepolcro, qualche zona un po’ morta dentro il cuore: una ferita, un torto subìto o fatto, un rancore che non dà tregua, un rimorso che ritorna, un peccato che non si riesce a superare. Individuiamo oggi questi nostri sepolcri e lì invitiamo Gesù. È strano, ma spesso preferiamo stare da soli nelle grotte oscure che abbiamo dentro, anziché invitarvi Gesù; siamo tentati di cercare sempre noi stessi, rimuginando e sprofondando nell’angoscia, leccandoci le piaghe, anziché andare da Lui, che dice: Venite a me, voi che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. Da qui il monito del Papa: “Non lasciamoci imprigionare dalla tentazione di rimanere soli e sfiduciati a piangerci addosso per quello che ci succede; non cediamo alla logica inutile e inconcludente della paura, al ripetere rassegnato che va tutto male e niente è più come una volta. Questa è l’atmosfera del sepolcro; il Signore desidera invece aprire la via della vita, quella dell’incontro con Lui, della fiducia in Lui, della risurrezione del cuore. Anche a noi, oggi come allora, Gesù dice: Togliete la pietra! Per quanto pesante sia il passato, – ripete il Papa due volte – grande il peccato, forte la vergogna, non sbarriamo mai l’ingresso al Signore. Togliamo davanti a Lui quella pietra che Gli impedisce di entrare: è questo il tempo favorevole per rimuovere il nostro peccato, il nostro attaccamento alle vanità mondane, l’orgoglio che ci blocca l’anima. Tante inimicizie tra noi, nelle famiglie. Questo è il tempo favorevole per rimuovere tutte queste cose”…