1° maggio, l’Ugl: «Non è un Paese per giovani, 5 milioni sono senza lavoro»

Hanno raggiunto quota 5 milioni i giovani italiani senza lavoro e in evidente stato di difficoltà. A delineare il quadro è “Non è un Paese per giovani”, la ricerca dell’Ugl Giovani presentata a Latina dal segretario generale del sindacato, Francesco Paolo Capone, che ha così aperto ufficialmente le due giornate di confronto politico e sindacale che precedono la Festa del Primo Maggio, in vista della quale in piazza del Popolo è stato allestito un vero e proprio “villaggio”, dove sarà possibile anche visitare le mostre ”Arte e lavoro”, ”Dalla Cisnal all’Ugl”, ”L’Umanesimo del Lavoro, la redenzione delle terre pontine”.

La ricerca dell’Ugl: “Non è un Paese per giovani”

Secondo la ricerca, «il numero di disoccupati in Italia è inesorabilmente cresciuto nell’ultimo decennio. Nel 2007 le persone in cerca di occupazione risultavano quasi 1,5 milioni. A distanza di 10 anni il numero è raddoppiato. Oggi i disoccupati sono poco più di 3 milioni (media 2016). Se a questi si aggiungono altri 2 milioni circa dei cosiddetti scoraggiati, stiamo discutendo di un bacino di circa 5 milioni di giovani in evidente stato di difficoltà». Dunque, «”Non è un Paese per giovani” è il titolo della ricerca dell’Ugl Giovani, ma è anche la sintesi di una delle nostre più grandi preoccupazioni: il nostro è un Paese fermo e stagnante, così come lo sono le prospettive e la vita stessa dei giovani, delle famiglie, degli anziani. Noi siamo qui per ragionare, per proporre soluzioni, per contribuire a rifondare una Italia migliore», ha sottolineato Capone, presentando i risultati del report.

I social e la ricerca del lavoro

Secondo i risultati della ricerca, in media in Italia solo 40 giovani (15-34 anni) su 100 hanno un’occupazione. Ma il dato territoriale mostra differenze notevoli. Se, infatti, in territori quali la Provincia Autonoma di Bolzano, l’Emilia Romagna e la Lombardia l’occupazione tra i 15 e i 34 anni è superiore al 50%, in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia risultano occupati meno di 30 giovani su 100 (valori al 2016). La ricerca approfondisce anche il rapporto con il web tra i giovani per la ricerca del lavoro. Linkedin ad aprile 2017 raccoglieva circa 5,5 milioni di curriculum di giovani italiani sino a 34 anni, mentre anche Facebook vede sempre più aziende presenti al proprio interno. L’Istat calcola che il 39,2% delle imprese italiane più strutturate abbiano una presenza almeno su un social media. Ma, nonostante l’avvicinamento al web social da parte di molte imprese, su Linkedin, ad esempio, a fronte di 4 milioni di profili aziendali solo 42mila aziende italiane erano quest’anno alla ricerca di personale. L’Istat rileva, del resto, che solo il 12,4% delle imprese considera effettivamente strategico il digitale scegliendo di utilizzare personale interno appositamente dedicato alle funzioni Ict, web e social.