Trump non lo sa, ma una volta il Messico invase gli Stati Uniti…

Proprio così: soldati armati messicani un secolo fa invasero il territorio degli Stati Uniti, e con successo. Se ci fosse stato il Muro ai confini, forse questo non sarebbe successo… È un episodio poco conosciuto, soprattutto in Europa, che mina il mito dell’inviolabilità degli Stati Uniti. Oltre all’invasione degli inglesi nel 1812, che misero a ferro e fuoco Washington, vi fu oltre un secolo fa una vera e propria incursione militare, da parte della Division del Norte, l’esercito di Pancho Villa, sulla cittadina di Columbus, nel Nuovo Messico, dove era di stanza una guarnigione dell’esercito americano. L’episodio causò grandissima impresisone all’epoca negli Stati Uniti e in Europa, e il presidente Woodrow Wilson scatenò una gigantesca caccia all’uomo mandando in Messico diecimila soldati americani comandati dal generale John Pershing, che poi si sarebbe distintio nelle Guerre Mondiali e dal suo aiutante di campo generale George Patton, anche lui notissimo. Le cose andarono così: la Casa Bianca tenne un atteggiamento ondivago sulla rivoluzione messicana, non riuscendo, come al solito, a capire i termini della questione. Dopo aver parteggiato un po’ per Villa e Zapata, un po’ per Huerta, un po’ per Venustiano Carranza, alla fine riconobbe quest’ultimo come legittimo presidente. Va detto che il comportamento americano nella rivoluzione fu sempre ambiguo, anche per colpa dell’ambasciatore Usa a Città del Messico, sospettato di avere interessi nella questione. Villa, reduce da una sconfitta proprio contro l’esercito di Carranza, e indispettito per un trafficante di armi americano che non aveva rispettato i patti, decise di compiere un’incursione nella cittadina dove risiedeva proprio il trafficante, cogliendo anche l’occazione per dare un monito agli Stati Uniti.

Gli Usa mandarono diecimila soldati in Messico

L’azione riuscì perfettamente: alla testa di 350 desperados (mexican bandits, scrissero i giornali Usa), la notte del 9 marzo Villa devastò la cittadina distruggendo e incendiando, senza che la guarnigione americana, presa di sorpresa, potesse abbozzare una reazione. Alla fine si contarono sette morti tra i soldati americani e una dozzina di civili. Compiuta l’incursione, Villa ritornò in Messico, dove si rifugiò tra i monti del Chihuahua sfuggendo alle ricerche della spedizione punitiva inviata da Washington. Per mesi e mesi il corpo di spedizione americano, entrato in Messico con il permesso di Carranza, cercò e ricercò Villa e i suoi uomini, sui quali era stata anche messa da Wilson una taglia formidabile di 5000 dollari, ma senza successo. Washington per lavare l’onta mise in campo i mezzi più moderini: camion, motociclette, motocarri, mezzi blindati, e persino un dirigibile pilotato personalmente da “blackjack ” Pershing; e per la prima volta nella storia del Nord America, furono utilizzati i primi aerei, dei Curtiss. Otto, a quanto pare. Ma fu tutto vano: e dopo mesi e e mesi trascorsi a spandere sudore sulle sierras e nei deserti messicani, l’armata Usa dovette rivarcare il confine con le pive nel sacco. Anche perché la Grande Guerra era in corso, e il generale Pershing fu mandato con un milione di uomini sul fronte francese. E quella fu la seconda e ultima volta che il territorio degli Stati Uniti fu violato da un esercito straniero. Durante la Seconda Guerra Mondiale vi fu un solitario bombardamento sull’Oregon da parte di un aereo giapponese partito da un sommergibile, ma non produsse danni. L’11 Settembre, infine, da qualcuno evocato come “violazione” del territorio americano, in realtà non può esserere ascritto a questa categoria, si tratta di atti terroristici.