Già finita la luna di miele tra il buon Canada e i clandestini? Ritirati i fondi

Sembra già finita la luna di miele tra il Canada “buono”, “accogliente”, “solidale”, contrapposto all’America cattivissima di Trump, e i clandestini, rifugiati, richiedenti asilo e chi più ne ha più ne metta, provenienti dalla Siria. Come riferisce il Giornale sull abase di un’inchiesta del New York Times, infatti, a poco più di un anno dalla propagandata adozione da parte delle generose famiglie canadesti di decine di migliaia di sedicenti profughi siriani, adozione clamorosamente propagandata dal premier socialista Trudeau in chiave anti-Trump. I paternalisti della foglia d’acero, contrapposti infatti alle iene a stelle e strisce, sembra infatti che non ne possano più dei profughi, tanto che c’è anche un movimento che suggerisce di rispedirli a casa loro. I canadesi, come la maggior parte del mondo, hanno infatti bevuto come acqua fresca le fole sulle stragi dei civili che sarebbero state perpetrate dal legittimo presidente siriano Assad, altro cattivone internazionale, il quale una mattina avrebbe diciso improvvisamente di massacrare il suo popolo. I buonisti mondiali, con le lacrime agli occhi, hanno immediatamente solidarizzato con quei poveretti, convinti anche dalle solite foto di bambini piangenti diffusi dall’ufficio stampa dei famosi “Caschi bianchi” siriani, che hanno semopre un cellulare a portata di mano quando si estrae qualche bambini dalle macerie provocate dal “regime”, come la stampa internazionale, su input di Onu e Usa di Obama, definivano il legittimo governo nazionale siriano.

I canadesi accusano i clandestini di ingratitudine

Come scrive efficacemente il Giornale “, i profughi siriani, accolti come animaletti esotici anziché come persone complesse con cultura, tradizione e storia lontanissime da quella americana, hanno molto gradito l’ospitalità generosa e gratuita, i vestiti pesanti, i pasti, i corsi di pattinaggio su ghiaccio per i bambini, ma hanno puntato i piedi quando si è trattato di accettare una vera integrazione e persino le sue premesse più ovvie, come imparare l’inglese, cercarsi un lavoro, scomodarsi a usare i mezzi pubblici. Tutto è accaduto con la fine dei benefici gratuiti previsti per 12 mesi e l’inizio, a marzo, del tredicesimo”. Ora il governo ha detto basta con i fondi destinati a ospitare e scarrozzare questi “profughi”, arrivati in Canada e subito dotati di bancomat, cellulari, schede prepagate, lezioni gratuiti e via di questo passo. Sembra che la goccia che abbia fatto traboccare il proverbiale vaso sia stata quella che il Giornale definisce “la crisi degli autobus”: “Abituati a essere scarrozzati in macchina per ogni esigenza, quando si sono visti consegnare la mappa degli autobus con le coincidenze da prendere, (i profughi siriani) si sono indignati. Non ci capivano nulla in quella rete e non volevano ritrovarsi sperduti nella metropoli senza sapere dove andare incapaci di esprimersi. Un disastro. Le famiglie ospiti, che avevano finora retto grazie al budget governativo, ora vedono crescere il rancore e il panico nelle loro case, mentre spariscono borsellini, bancomat e tutti gli oggetti vendibili al mercato nero nato e prosperato grazie ai profughi”. L’incantesimo si è rotto: le accuse sono di nera ingratitudine, ma dovrebbero essere girate al governo canadese e ai buonisti di tutto il mondo, che col loro villaggio globale dei benefattori sta causando danni inimmaginabili.