Dieci anni fa l’addio a Gigi Romersa, il giramondo amico di von Braun

Dieci anni fa moriva a Roma Luigi Romersa, Gigi per gli amici, scrittore, giornalista, storico ma soprattutto l’ultimo dei veri corrispondenti di guerra italiani. Romersa infatti, durante e dopo la guerra, girò tutto il mondo, sempre testimone nei teatri di guerra più caldi, dai fronti della Seconda Guerra Mondiale al Congo degli anni Sessanta. Ma Romersa, autore di numerosi libri e vincitore di vari premi letterari, è famoso per essere l’unico giornalista italiano che abbia visitato Peenemunde, la mitologica base missilistica tedesca dove gli scienziati di Adolf Hitler stavano costruendo la bomba atomica e dove lavorava anche Werner von Braun, lo scienziato col quale Romersa ebbe un grande rapporto di amicizia anche dopo la guerra. Di queste avventure, che oggi sembrano avere i contorni della leggenda, della sua conoscenza con Mussolini e Hitler, Romersa, già anziano, ci raccontava quando veniva a trovarci al Secolo d’Italia, quotidiano col quale collaborò sempre, nonostante sia conosciuto per essere stato corrispondente di Messaggero e Corriere della Sera. Ma il suo cuore batteva a destra: Romersa veniva al Secolo, allora quotidiano del Movimento Sociale, a trovare Aldo Giorleo, direttore ed ex parà della Repubblica Sociale, col quale rievocava i tempi della guerra. Era stato il direttore di allora, Alberto Giovannini, con cui Romersa aveva condiviso l’esperienza della Repubblica Sociale, a pregarlo di collaborare. E lui, giramondo e collaboratore dei più grandi rotocalchi dell’epoca, presente a Suez durante la crisi, in Vietnam durante la guerra, lui che aveva tra i primi inviato corrispondenze dall’Antartide e dal Medio oriente e dal 52° Parallelo, si adattava a collaborare, per amore, con uno dei più piccoli e meno importanti quotidiani d’Italia, il Secolo. I giovani redattori ricordavano la sua grandissima cortesia ed umanità, quando pazientemente raccontava quelle corrispondenze giornalistiche eroiche in Germania e in Italia attraverso viaggi avventurosi. “Ciao caro”, diceva ai più giovani, guardandoci con i suoi occhi buoni che raccontavano di aver vissuto e di aver visto. E magari ci raccontava di quando, nel 1969, aveva assistito insieme al suo amico von Braun al lancio sulla Luna.

Romersa ha scritto numerosi libri di memorie

Romersa era di Boretto, in provincia di Reggio Emilia, dove era nato proprio cento anni fa, nel 1917. A vent’anni era già laureato in Giurisprudenza all’università di Parma, iniziando poi a lavorare nella Gazzetta di Parma. Fedele al fascismo da sempre, durante la guerra fu inviato di guerra per diversi quotidiani. In particolare, fece una relazione a Mussolini sulla situazione del fronte dell’Africa del Nord, in seguito alla quale lo stesso Duce gli aveva affidato il delicatissimo e riservatissimo incarico di andare a visitare la base missilistica di Peenemunde, in Pomerania, dove la Germania stava allestendo le sue “armi segrete” che avrebbero dovuto ribaltare le sorti del conflitto. Ma non si fece in tempo, e la Germania perse la guerra prima che le armi fossero completate. Anche se Romersa racconta nel suo libro di aver assistito al test di di uno di questo ordigni. Dopo la guerra fu per un periodo inviato del Tempo illustrato, uno dei migliori rotocalchi dell’epoca, poi al Giornale, dividendosi tra le sue numerose corrispondenze la scrittura dei suoi libri, che redigeva nella sua accogliente casa ai Parioli aiutato dalla moglie, casa dove spesso invitava a cena i redattori del Secolo ai quali mostrava il suo sterminato archivio storico e fotografico messo insieme in una vita avventurosa. Tra le sue opere segnaliamo certamente Le armi segrete di Hitler, I segreti della guerra d’Africa, I segreti della Seconda Guerra Mondiale, Uomini della Seconda Guerra Mondiale, All’ultimo quarto di luna, Von Braun racconta, I temerari del cielo. Romersa infatti era particolarmente legato all’arma aeronautica. Morì all’età di 90 anni, e fino all’ultimo aveva scritto le sue memorie.