Addio ad Armando Plebe, il marxista “pentito” che seguì Almirante

E’ morto il filosofo Armando Plebe nella sua casa romana, all’età di 89 anni. Personaggio controverso, fece scalpore la sua adesione al Msi di Giorgio Almirante negli anni Settanta. Una scelta che segnò il divorzio di Plebe dalle idee marxiste. Divenne senatore del Movimento Sociale Italiano dal 1972 al 1979.

Era nato ad Alessandria il 12 settembre 1927. I funerali si terranno domani, sabato 18 marzo, alle ore 12.30, nella chiesa romana dei Santissimi Angeli Custodi in piazza Sempione. Il suo abbandono dell’ideologia marxista fu sancito dall’uscita del saggio Filosofia della reazione (Rusconi, 1971), che venne salutato come il manifesto intellettuale della destra nazionale, fase di apertura del Msi all’esterno voluta proprio da Almirante.  Un saggio che fu seguito un anno dopo dal libro Quel che non ha capito Carlo Marx (Rusconi, 1972), un bestseller da 100mila copie.

Plebe iniziò la carriera accademica nel 1959 all’Università di Perugia come professore incaricato di storia della filosofia, passando nel 1961 all’Università di Palermo dove è stato docente ordinario di storia della filosofia e direttore dell’istituto alla Facoltà di Lettere e filosofia (fra i suoi principali allievi Gianni Puglisi e Pietro Emanuele). Amico dell’editore Vito Laterza, grazie alla sua intercessione conobbe Benedetto Croce che lo convinse a pubblicare i suoi primi scritti.  Il percorso politico-ideologico di Plebe è apparso sempre tormentato, segnato da un rapporto di amore-odio verso Marx. Difensore per un tratto dell’ortodossia sovietica, nel 1967 pubblicò Che cosa ha  veramente detto Marx (Ubaldini), che fu uno dei testi più diffusi durante la contestazione studentesca del 1968. Ma Plebe si dissociò dal ’68 e abbracciò una militanza con i socialdemocratici di Giuseppe Saragat, che però fu breve. All’inizio degli anni ’70 Plebe ebbe una clamorosa rottura con il pensiero del filosofo di Treviri e divenne fra i sostenitori dell’anticomunismo politico-culturale di quel periodo schierandosi con il leader missino Almirante che lo volle alla guida del Fuan e in particolare responsabile del settore cultura del partito.

Nel 1976 ruppe con il Msi e aderì al gruppo parlamentare scissionista di Democrazia Nazionale. Non rieletto nel 1979, lasciò la competizione politica attiva e successivamente tentò di iscriversi al Partito Radicale, ma la sua richiesta fu respinta.  

Terminata l’esperienza parlamentare tornò a insegnare all’Università di Palermo e come storico della filosofia, in particolare del pensiero greco, è stato tra i importanti interpreti di Aristotele. Riavvicinatosi negli anni Novanta al marxismo (nel 1994 pubblicò Tornerà il comunismo? da Piemme), negli anni 2000 Plebe è stato editorialista del quotidiano Libero. I suoi libri più recente sono stati per lo più a carattere autobiografico: Manuale dell’intellettuale di successo (Armando, 2005), Il quinto libro del capitale. Marx contro i marxisti (Biblioteca di via Senato, 2005), Il nuovo illuminista. Obiettivo libertà (Biblioteca di via Senato, 2006), Memorie di sinistra e memorie di destra. Un filosofo negli anni ruggenti (Qanat, 2012). Plebe si definiva come un illuminista scettico sostenitore d’un anarchismo intellettuale.