Marzo 1999, le bombe Nato (e italiane) contro la Serbia: migliaia i civili uccisi

Scattava in queste ore, nel 1999, l’aggressione della Nato – senza l’ok delle Nazioni Unite – contro una nazione europea indipendente, la Jugoslavia. È stata la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Ora che sono passati parecchi anni, si può fare un bilancio sereno rispetto all’ondata guerrafondaia di quel periodo contro i “cattivi” di turno. Come al solito, le organizzazioni internazionali presesero fazione verso una delle parti, in questo caso in favore degli albanesi musulmani contro i serbi cristiani, quando il fondamento di ogni struttura sovranazionale dovrebbe essere l’imparzialità. A parte questo piccolo particolare, l’operazione fu condotta unilateralmente dalla Nato per favorire una delle parti in lotta, con il risultato che opggi nel ciuore dell’Europa abbiamo non uno, ma ben due Stati musulmani, la Bosnia e il Kosovo. L’aggressione militare della Nato alla Jusoslavia di Slobodan Milosevic si chiamava Allied Force, e vedeva coalizzate 13 nazioni, tra cui l’Italia di Massimo D’Alema, contro la Jugoslavia. Il 25 marzo alle due del mattino ci furono i primi bombardamenti, che durarono sino al 10 giugno successivo. Come si ricorderà, furono bombardati non solo obiettivi militari, peraltro scarsamente danneggiati, ma soprattutto strutture e infrastrutture civili, come ponti, case, stazioni, edifici pubblici. In molti di questi episodi vennero coinvolti civili, autobus, pullman, treni, autovetture, per un totale di circa 2500 morti, tra cui molti bambini, e centinaia di feriti, oltre ai danni materiali, incalcolabili. Fu anche bombardata volontariamente la stazione tv di Belgrado con tutti i lavoratori all’interno. Inoltre si contarono più di mille morti tra i soldati e i poliziotti jugoslavi. Per questa aggressione la Nato mise in campo oltre mille aerei e 30 tra navi da guerra e sottomarini. Il potenziale militare serbo fu danneggato, ma non quanto si credeva, mentre gli “alleati” persero due elicotteri da guerra, tre aerei tra cui uno Stealth (il cosiddetto aereo invisibile) e qualche decina di droni. Tra l’altro, subito dopo l’abbattimento dello Stealth, fu colpita anche l’ambasciata cinese, con tre morti, dalle forze aeree americane: ufficialmente si disse per un errore, ma è noto che la tecnologia delle bombe intelligenti consentiva, anche nel 1999, di colpire il bersaglio con margine di errore di un metro, per cui risulta molto difficile credere a un errore involontario. Molto più credibile è l’ipotesi di qualcuno che ritenne che i cinesi avessero aiutato le contraereee serbe a individuare l’aereo invisibile e che quindi siano stati “avvertiti” dagli alleati a non riprovarci.

La Nato bombardò senza l’autorizzazione dell’Onu

La questione del contendere, come si ricorderà, era il Kosovo, ma anche in quella circostanza Nato, Ue e altri favorirono il movimento albenese terrorista Uck, che con attentati e stragi colpiva la polizia e i militari jugoslavi. Ancora una volta un’organizzazione internazionale si schierava dalla parte di uno dei contendenti, e quella volta lo fece con le armi, senza stare a vedere chi aveva ragione e chi aveva torto. Anche in quell’occasione partì la grancassa mediatica orchestrata dagli americani tesa a demonizzare Belgrado e a santificare gli albanesi, con racconti orripilato di pulizie etniche, pogrom, campi di concentramento, stargi indiscrimnate e via via tutto l’armamentario ideologico utilizzato anche in seguito per colpire chiunque non fosse schierato con l’establishment mondialista. Non  un cenno ai terroristi islamici arruolati a pieno titolo nell’Uck, nessun racconto di armi fornite ai terroristi albanesi né alle persecuzioni contro l’etnia serba, alla quale venivavano incendiati i raccolti e inquinate le sorgenti di acqua potabile, oltre alle esecuzioni sommarie anche di minori, escuzioni che però. va detto, avvennero da entrambe le parti. Anziché cercare di fermare i combattimenti, la Nato, e con essa l’Italia che prese parte molto attiva nella guerra di aggressione, decise di annientare una delle due fazioni contrapposte, e scelse la Serbia, che mal si adattava ai diktat internazionali di Usa, Onu e Ue. Incredibile che l’Italia, che proprio sulla sua pelle aveva sperimentato nell’ultimo conflitto mondiale i bombardamenti terroristi degli “alleati” sui civili, abbia consentito a partecipare a un ripetersi della tragedia della storia, senza neanche opporsi. Secondo varie, fonti, neanche questo va taciuto, molti militari che hanno partecipato ad Allied Force sono morti negli anni successivi a causa della questione dell’uranio impoverito. Ancora oggi, infine, nostre forze armate presidiano in Kosovo i luoghi di culto serbi-ordotossi, per proteggerli dalla ferocia dei nostri protessti albanesi musulmani.