Terremoto, allo studio le deformazioni del suolo in 130 Km quadrati

La terra trema, deforma i suoi spazi, sconquassa le sue strutture geologiche e si riassesta su nuovi equilibri. Cambia lo skyline della dorsale appenninica, cambia il volto del Belpaese sfregiato nei suoi borghi antichi e nei suoi siti storici.

Il rapporto sisma-deformazioni del suolo in 130 Km

“Una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati ed il cui massimo spostamento è di almeno 70 cm, localizzato nei pressi di Castelluccio“: queste le coordinate del cambiamento traumatico che si sta vivendo con le interminabili scosse di assestamento di uno sconvolgimento sismico iniziato lo scorso 24 agosto e ancora in corso in centro Italia. Questo è quanto emerge da una analisi del Cnr-Irea delle immagini radar della costellazione Sentinel-1 sul terremoto del 30 ottobre che ha colpito le province di Macerata e Perugia. Del resto, segnala l‘Ingv, dopo l’evento del 30 ottobre, alle 7:40 ora italiana, di magnitudo M 6.5, sono stati localizzati complessivamente oltre 1100 eventi sismici.

Lo studio delle deformazioni del suolo

Alle ore 11:00 di oggi, 1 novembre, sono oltre 240 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4 e 19 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 localizzati dalla Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). Il terremoto più forte dopo quello di magnitudo 6.5 del 30 ottobre 2016 alle ore 7.40 si è verificato stamattina alle ore 08:56 italiane in provincia di Macerata, con epicentro tra Acquacanina e Fiastra, ed ha avuto magnitudo 4.8. Continua intanto l’attività relativa allo studio delle deformazioni del suolo e delle sorgenti sismiche, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene svolta da un team di ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli) e dell‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

Il terreno si è abbassato dopo le scosse del 26 e 30 ottobre

“Dall’interferogramma ottenuto dai dati Sentinel-1 è possibile delimitare la zona (40 x 15 km) in cui il terreno si è abbassato a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre di magnitudo 5.9 e 6.5″, precisa Stefano Salvi, dirigente tecnologo Ingv. “Si nota molto bene – sottolinea – la complessità dei movimenti del suolo, sostanzialmente dovuti a due categorie di effetti: allo scorrimento degli opposti lembi di crosta terrestre lungo i piani di faglia profondi è dovuto l’andamento concentrico delle frange colorate (linee di uguale abbassamento), mentre discontinuità, addensamenti o piegature ad angolo acuto delle frange sono dovute a fenomeni molto superficiali quali scarpate di faglia, riattivazioni di frane, sprofondamenti carsici. E’ il contributo dei terremoti alla costruzione dei paesaggi Appenninici” conclude l’esperto Ingv. Un drammatico, incontrollabile, contributo.