Pronti per l’albero di Natale? Ecco le regole per averne uno ecocompatibile

Anche l’albero di Natale può essere rispettoso dell’ambiente, “ecocompatibile“, come si dice oggi. Deve essere vero e non di plastica, così assorbe anidride carbonica e non ne emette durante la produzione. E perciò, l’albero di Natale deve venire da foreste certificate, che rispettano i territori, possibilmente italiane, per ridurre i gas serra del trasporto. Passato il Natale, va piantato in un giardino urbano, non sui monti, dove potrebbe non essere compatibile con le specie locali. Le regole per l’albero di Natale davvero “verde” sono state diffuse dal Pefc, il Programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale. Un’alleanza internazionale fra proprietari forestali, industriali del legno, artigiani e consumatori, per la gestione sostenibile delle foreste. La prima regola è evitare l’albero di Natale di plastica. “Gli abeti ‘finti’ sono erroneamente considerati i migliori per tutelare il nostro patrimonio boschivo – spiega Antonio Brunori, segretario generale del Pefc Italia – ma in realtà, ricorda uno studio di Coldiretti, i cinque milioni di alberi finti che vengono in media acquistati ogni anno emettono gli stessi gas di sei milioni di chilometri percorsi in macchina. Poi l’abete in casa respira, assorbe anidride carbonica e rilascia ossigeno, ma anche olii essenziali che purificano e aromatizzano la stanza”. Seconda regola, leggere sempre l’etichetta. “Sul tagliando che troviamo sull’albero o sul cimale – spiega Brunori – devono essere riportate la provenienza da coltivazioni specializzate, la nazionalità, l’età dell’albero e la non destinazione per il rimboschimento (per evitare mescolanze genetiche e quindi danni alle specie autoctone)”. Per l’esperto bisogna scegliere alberi prodotti da realtà forestali certificate Pefc, riconoscibili dal logo in etichetta: “Lo schema di certificazione garantisce la massima trasparenza in termini di tracciabilità e rispetto dei nostri territori”. Dal punto di vista ambientale sono sempre da preferire gli alberi italiani: “Più è vicino il luogo di coltivazione o il bosco dal quale è stato prelevato – spiega Brunori – meno chilometri farà fino a casa nostra e quindi minore sarà il suo impatto sull’ambiente in termini di emissioni nocive”. Il 90% degli abeti italiani sono in vaso, il restante 10% sono tagliati per interventi di diradamento mirati far sviluppare meglio le foreste. Passate le feste, il rimboschimento non è sempre l’opzione più corretta. “L’abete rosso (il Picea abies che rappresenta circa l’80% di quelli presenti sul mercato nazionale) è un albero spontaneo solo sull’arco alpino e in alcune aree dell’Appennino Tosco-emiliano – ricorda Brunori -. Piantarli in boschi dove già è presente l’abete significa creare problemi di inquinamento genetico”. Meglio quindi interrarli nel giardino di casa, o comunque in città. E se l’albero di Natale si è seccato durante le feste, va destinato alla raccolta compostabile, per permettere la sua trasformazione in compost, ovvero fertilizzante per nuove piante.