Una riflessione a destra: potere e contropotere della Rete e il M5S

Certamente quando il co-fondatore del M5S Gianroberto Casaleggio pronunciò la famosa frase in cui si affermava che «un politico che non sa usare la Rete è un perdente» diceva una cosa vera. Essendo un sognatore, immaginatore di futuro, non è stato però così visionario da capire che la rete è un potere immenso,  ma come tutte le cose straordinarie ha una dinamica tutta sua che comporta ricadute imprevedibili e, sostanzialmente, è anche il contropotere di chi la usa. La dimostrazione è sul palcoscenico in questi giorni a Roma, nelle vicende conseguenti alla elezione a sindaco della candidata di M5S Virginia Raggi. Infatti, grazie alla potenza della rete e con una campagna elettorale tutto sommato piuttosto scarsa come propaganda, ha stravinto le elezioni, ma oggi, proprio all’eccesso di comunicazioni della rete stessa è sostanzialmente paralizzata nelle decisioni e nella capacità di incidere oggettivamente nell’azione amministrativa. Abbiamo cioè la prima rappresentazione scenica, e non teorica, del risultato della Rete.

Con la Rete il re è nudo ma…

La Rete è una potenza micidiale dal punto di vista comunicativo e distruttivo, in quanto è invasiva in ogni attività, in ogni decisione, in ogni percorso amministrativo. È micidiale, in corso d’opera, per chi è sotto i riflettori. In questo caso il Re è veramente nudo, nel senso che il potere non può agire lontano dai riflettori e quindi è costretto a spiegare, giustificare, difendere ogni passo della propria decisione, soprattutto quando è impopolare. E quando anche questa è compiuta, di nuovo difenderla, spiegarla, giustificarla. Quindi per l’opposizione un’arma atomica, per il governo un’arma totalmente paralizzante, in quanto il dissenso è sempre presente e sistemico, e spesso difficilmente contrastabile. Negli ultimi anni si è dovuto prendere atto che le norme e gli strumenti di garanzia (Tribunali amministrativi, Consiglio di Stato, procedure civili e penali) fossero la fossa di molte decisioni di governo amministrativo e statale. Niente di fronte alla capacità della rete di anticipare e affossare ogni decisione amministrativa, politica o istituzionale. Perchè la rete arriva rapida, mobilita le attenzioni, le informazioni, le insinuazioni,  e ha un potere di pregiudizio, di intralcio e di paralisi straordinario. Occorre ora però indagare un po’ più in basso, qual è il contenuto che si manifesta con più prepotenza ed efficacia sulla rete. Non occorre essere specialisti nell’area psicologica-psichiatrica per capire che prevalentemente sono i sentimenti più primitivi e istintivi delle persone. La rete tende ad escludere i contenuti della riflessione e della ragione se non per un ristretto gruppo di internauti. Per la grande massa si tratta del meccanismo attraverso il quale liberare impunemente le pulsioni senza risponderne in alcun modo, o attraverso profili mascherati o direttamente da sconosciuti, senza alcun rischio. Spesso è il trionfo della psicopatologia. La Rete è lo schermo attraverso il quale il poco “conscio” e “molto inconscio” può eruttare, oserei dire evacuare, a ruota libera. Questa azione liberatoria, che per certi versi per il singolo “evacuatore” può anche essere “terapeutica”, impatta su altri soggetti o su dinamiche politiche e amministrative con effetto devastante. Se usciamo dalla politica e andiamo nella società vediamo persone massacrate, il più delle volte senza colpa, da un universo che si avventa rapacemente contro. I suicidi di giovani perchè messi alla gogna sulla rete sono nient’altro che l’effetto della potenza della rete. Ma anche gli effetti criminali di impostori o le false credenze che producono morti in medicina, attraverso falsi vaccini o farmaci fantasiosi, o la diffamazione di cure  assolutamente efficaci ma criminalizzate dalla rete, sono anch’essi un effetto catastrofico di questo potere impunito. Per non parlare di truffe, di manipolazioni, o addirittura attraverso false notizie, nel meteo come in borsa, danni o speculazioni economiche. Se poi ci si rivolge all’attività politica emerge subito che per stare tranquillo si deve solo apparire, facendo il meno possibile, o attribuire ad altri ogni attività, rimanendo vergini dalle critiche o dagli assalti dei “contras”. Per cui il trionfo della democrazia della rete sarà il trionfo dell’iniquità e la paralisi del Governo pubblico, nonchè l’anticamera di un nuovo autoritarismo che prima o poi nascerà come reazione all’impotenza assoluta. Lo sbocco finale sarà l’oscuramento e la perdita della possibilità di poter vedere le “cose”, per un eccesso di trasparenza ora dato in pasto alla pancia, piuttosto che al cervello,  di tutti.

Dalla Rete al Palazzo

Quindi il Movimento 5 Stelle, che sulla cresta dell’onda della Rete è arrivato a Palazzo, per eccesso di rete non riuscirà a stabilizzarsi e sarà cacciato da Palazzo a furor di popolo. Se andiamo a vedere le contromisure di fronte al caos interno del vertice e della base del M5S, la prima decisione è stata quella di richiamare Grillo e riproporlo come Autorità non discutibile, cioè Sovrano assoluto, non criticabile, uccidendo il primo articolo della democrazia non autoritaria, cioè la criticabilità di ognuno. Subito dopo si è stabilito che il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, può decidere in assoluta autonomia sui suoi assessori e sulle nomine dei suoi dirigenti, il che è esattamente l’opposto di quello che si era sostenuto fino ad ora sulla democrazia diretta della rete e la possibilità di interferire nelle decisioni. Cioè la negazione del metodo individuato da Casaleggio come apoteosi della partecipazione dei cittadini. Quindi la stessa rete sta sconfiggendo il trionfo della rete. La rete è potentissima, ma è solo uno strumento e non il punto di arrivo finale. La Destra deve elaborare per tempo il fallimento dell’utopia del Movimento 5 Stelle, che ha avuto un enorme successo distruttivo, che tuttora gode di un grande favore di consenso, ma non ha alcuna capacità costruttiva. Per il M5S è arrivato il momento della decisione: implodere oppure diventare Movimento strutturato e stabilizzato come ogni altro Partito politico. Cioè carriera interna del suo personale politico, congressi con confronti conflittuali, cordate di gruppi dirigenti, metodi rappresentativi sulle decisioni. Se farà tutto questo negherà tutti i suoi principi costituenti, anche se si consoliderà come polo politico alternativo, se invece non lo farà si disgregherà per impotenza di governo. La Destra deve stare sulla riva del fiume ed attendere l’esito delle vicende ma non può attendere inerte  gli eventi se vuole proporsi come alternativa reale al vuoto politico prossimo venturo.