Expo, così coop, compagnia delle Opere e imprese spartivano gli appalti

28 Ott 2016 18:18 - di Paolo Lami

Nella «piazza di Milano» c’era «un sistema spartitorio degli appalti. (…) vi era una spartizione di massima dei lavori relativi alla Sanità» e a «Infrastrutture e costruzioni di Grandi Opere»: il primo era «controllato» dalle «Cooperative e dalla Compagnia delle Opere» e il secondo dalle «Grandi Imprese nazionali di costruttori con prevalenza di quelle milanesi».
Gira tutto attorno a questa frase, messa a verbale dell’imprenditore Piergiorgio Baita ex-Amministratore Delegato della Mantovani spa, l’impresa che si aggiudicò l’appalto da 149 milioni di euro della cosiddetta “Piastra” di Expo nel 2012 con un ribasso di oltre il 40 per cento, lo scontro fra la Procura di Milano da una parte e il gip di Milano, Andrea Ghinetti.
Ghinetti, dopo aver letto gli atti e, quindi, anche i verbali di Baita, che, fra l’altro, è anche il grande accusatore nell’inchiesta veneta sul Mose, ha ritenuto che quell’inchiesta, aperta quasi tre anni fa e con al centro presunte irregolarità sul maxi-appalto della “Piastra dei servizi” di Expo, la gara più rilevante dell’evento, è tutt’altro che da archiviare come hanno chiesto i pm.
L’attenzione di tutti, quindi, è ora, all’11 novembre prossimo, giorno in cui il gip Ghinetti ha fissato la prossima udienza al termine della quale potrà o disporre nuove indagini o decidere per l’imputazione coatta. O, anche, convincersi e scegliere l’archiviazione. La possibilità più remota, forse.
Torna, dunque, ad infuocarsi il clima degli uffici giudiziari intorno a questo fascicolo, aperto nel 2014, per corruzione e turbativa d’asta e che conta cinque indagati, tra cui gli ex-manager di Expo, Angelo Paris e Antonio Acerbo. Proprio questo fascicolo, infatti, aveva originato il feroce scontro fra l’ormai ex-procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, oggi in pensione, e l’allora aggiunto e capo del pool anticorruzione Alfredo Robledo, poi trasferito dal Csm a Torino.
Bruti Liberati, fra l’altro, in piena guerra con Robledo, aveva istituito la cosiddetta “Area Omogenea Expo2015“, autonominandosi coordinatore di tutte le indagini che riguardavano l’Esposizione Universale.
E il 18 giugno 2014, con una circolare, era arrivato a negare, al suo collega, che stava portando avanti l’inchiesta assieme ai pm Roberto Pellicano, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi, di partecipare agli interrogatori di Paris e dell’ex-Direttore generale di Infrastrutture Lombarde spa, Antonio Rognoni, già a processo per un’altra vicenda di presunti appalti truccati.
Quello “sgarbo” istituzionale era stato, poi, duramente censurato, lo scorso 13 gennaio, tra l’altro, dal plenum del Csm che ha messo nero su bianco che la decisione di Bruti Liberati di escludere Robledo dagli interrogatori fondamentali dell’inchiesta sulla “Piastra” fu una «revoca parziale» dell’assegnazione dell’indagine, adottata «senza specifica e idonea motivazione e fuori dalle ipotesi espressamente previste».
Tra gli indagati nell’inchiesta, oltre a Paris e Acerbo, già arrestati in altri filoni di indagine su appalti dell’Esposizione Universale e che hanno patteggiato, figurano, appunto, Piergiorgio Baita, e gli imprenditori Erasmo e Ottaviano Cinque.
Nei mesi scorsi, il Dipartimento anti-corruzione della Procura di Milano guidato da Giulia Perrotti decise di chiedere l’archiviazione per i cinque indagati con un atto di una trentina di pagine. La questione sembrava avviata verso un binario morto ma, dopo aver letto le carte, il giudice decise che, allo stato, le accuse nei confronti degli indagati non potevano cadere perché, sulla carta,  potrebbero esserci profili penali da sviluppare o con nuove indagini, andando a verificare, fra l’altro, anche altre responsabilità, o direttamente, in un processo.
Da qui la decisione, come prevede il codice, di fissare un’udienza in camera di consiglio a cui potranno partecipare il pm Filippini, gli indagati coi loro difensori, un sostituto procuratore generale poiché la Procura Generale ha potere di avocazione delle indagini, e anche i legali della “persona offesa”, ossia Expo 2015 SpA.

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