Si realizza la profezia di Houellebecq: un musulmano sindaco di Londra?

“È probabilmente impossibile, per chi abbia vissuto e prosperato in un sistema sociale ereditato, immaginare il punto di vista di coloro che, non essendosi mai aspettati nulla da tale sistema, ne progettano la distruzione senza alcun timore…”. È solo una delle tante analisi socio-politiche che reggono la “profezia” dello scrittore francese Michele Houellebecq contentute nel libro “Sottomissione” , il best seller ambientato nel 2022 a Parigi che da un paio d’anni anima il dibattito sull’avanzata, più o meno pacifica, dell’Islam in Europa. Il libro racconta dell’elezione di un musulmano alla presidenza della Francia, Mohammed Ben Abbes. Elezione, appunto: non golpe militare e tantomeno assalto all’Eliseo a colpi di kamikaze. Perché quella di Houllebecq non è una storia di terrorismo o di violenza, bensì di una lenta scalata democratica al potere, ai vertici della politica francese, con un inesorabile processo di integrazione e di assorbimento culturale dei valori occidentali in quelli islamici, fino a farli divenire minoranza, una minoranza emarginata ma legittimata dal potere che giustifica e istituzionalizza la “sottomissione” di un’Europa che si è lasciata fagocitare lentamente dall’islamizzazione. Anche e soprattutto – ma non solo – sul piano demografico.

A Londra un musulmano per integrare o sottomettere?

Quello scenario disegnato dal più vivo e provocatorio scrittore francese oggi vive, quasi precocemente (altro che 2022…), nelle dinamiche politiche londinesi, dove un pakistano “british”, figlio di un autista di bus e di una sartina, cresciuto con 7 fratelli e sorelle in un quartiere popolare assegnato dallo Stato ai poveri, sta provando a diventare sindaco della capitale britannica. Sadiq Khan, laureato in legge, musulmano moderato, già deputato per il partito laburista, a 45 anni, è il candidato del Labour all’elezione del maggio prossimo per il sindaco di Londra, quella poltrona su cui ha fatto fuoco e fiamme per anni Boris Johnson. Khan,nei sondaggi è avanti di 16 punti  sul suo avversario principale, il conservatore Zac Goldsmith, 41 anni. Che però sembra incapace di recuperare consensi, se non sventolando la bandiera della paura. Sadiq Khan, in effetti, si dichiara moderato, dialoga con le altre religione e tende a rassicurare gli elettori con un programma molto “proletario”: ma per lui non sono mancate accuse di contiguità con gli ambienti estremisti ed antisemiti del partito e alcuni giornali lo hanno attaccato la per aver partecipato a un incontro dov’era presente l’ormai defunto imam estremista di Al Qaida, Anwar al-Awlaki, nonché di aver tenuto un discorso, nel 2008, al principale «festival» multiculturale musulmano mentre sventolava la bandiera nera della jihad. Ma forse il punto è un altro e a poco a che fare con l’Isis.

La forza dei numeri in democrazia vale più dei tagliagole

Ecco che allora si deve tornare a Houellebecq e alla sua “profezia” su un partito musulmano che prima o poi potrebbe scalare il potere in Europa: «Mi sono reso conto che i musulmani vivono in una situazione del tutto alienata. Sono molto lontani dalla sinistra e ancor di più dagli ecologisti. E non si vede perché dovrebbero votare per la destra, che li rifiuta. Quindi l’idea di un partito musulmano mi sembra plausibile», dice lo scrittore in un’intervista all’Espresso. In effetti, i numeri e gli elettori, in democrazia, contano più dei tagliagole. A Londra un cittadino su due è di origine straniera, l’Islam è già oggi la seconda religione in Inghilterra, con una popolazione di quasi tre milioni, il 4,5% circa del totale del Regno Unito, il doppio di venti anni fa. Ma il punto è che la grandissima maggioranza di questi sono religiosi osservanti. E quelli cristiani? Erano il 59% nell’ultimo censo, ma i praticanti sono meno della metà. Sono individualisti, sfiduciati, quasi rassegnati alla frammentazione sociale. E di dare figli non ne vogliono sapere, a differenza dei prolificissimi musulmani. Amen.