40 anni fa a Sommacampagna quella “radio libera, ma libera veramente”

Nel giugno di 40 anni fa iniziava le trasmissioni Radio Alternativa, tra le più note emittenti nate a destra nella seconda metà degli anni Settanta per iniziativa di Teodoro Buontempo. Come le altre radio d’ambiente, si trattò di un’iniziativa autofinanziata e “artigianale”  ma che diede la possibilità ai giovani militanti dell’allora Fronte della gioventù di diffondere idee e temi che contribuirono a svecchiare il lessico antico della “vecchia destra”. C’era infatti uno spazio dedicato al sindacato, uno dedicato all’ecologia, una trasmissione tutta al femminile (curata da Marina Vuoli) alla quale prendevano parte le ragazze del mensile Eowyn (Marilena Novelli, Isabella Rauti, Annalisa Terranova, Maria Casasanta), uno spazio dedicato al cinema curato da Roberto Iacopini con lo pseudonimo di Roberto Cruciani. Anche un giovanissimo Federico Zamboni, alias Claudio Fossati, si cimentava nella redazione di Radio Alternativa spiegando la musica rock e negando l’interpretazione demonizzante che la voleva “sovversiva” e di sinistra.  Al microfono si alternavano, oltre a Teodoro Buontempo, Ruggero Bianchi, Tommaso Manzo, Alessandro Di Pietro e Giampiero Rubei. La radio, fedele al suo nome, diffondeva senza sosta le canzoni della musica alternativa: quelle della Compagnia dell’Anello, di Fabrizio Marzi, di Michele Di Fiò, degli Janus, degli Amici del Vento, di Nereo Zeper.

Quella delle radio libere a destra fu una vera e propria esplosione: non vi fu piazza d’Italia risparmiata dal fenomeno tanta era la voglia di inseririsi con un proprio linguaggio, con i propri contenuti, in un contesto comunicativo che escludeva una fetta della politica in nome dell’antifascismo militante. La prima radio a vedere la luce fu Radio University a Milano, sorta nel dicembre del 1975 in un locale di via Mancini. Come ricorda Adalberto Baldoni nel suo Storia della destra (Vallecchi) era animata da Walter Jeder, pseudonimo di Walter Pancini, e da Fabrizio Marzi, Alessandro Degli Occhi e Amina Fiorillo. Ci si poteva sintonizzare fin dalle sei del mattino per ascoltare Guido Giraudo che leggeva e commentava i giornali.

Nella seconda metà degli anni Settanta e fino al 1986 un’incredibile sforzo volontaristico determina la creazione di un vero e proprio network che, via etere, diffonde le idee ribelli della destra giovanile: l’elenco delle sessanta iniziative di questo tipo lo ha stilato Giovanni Tarantino nel libro Da Giovane Europa ai Campi Hobbit. Leggendolo si rimane stupiti: radio libere a alternative legate alla destra sorsero non solo nelle grandi città ma anche in centri minori, a Tropea e Battipaglia, a Numana e Pisa, a Campiglia Marittima, a Comiso, a Martinafranca, a Campiglieri, a Sant’Agata dei Goti. Un fenomeno contagioso, uno sforzo per passare dalle parole ai fatti concreti magari utilizzando i cartoni delle uova per insonorizzare i locali, come aveva fatto Buontempo a via Sommacampagna per dare vita a Radio Alternativa. Era la conquista di quella libertà di parola che spesso la rigida disciplina di partito non consentiva. Era il modo per sentirsi alla pari con i coetanei di sinistra, sfidandoli sul piano delle idee e non più su quello fisico. E persino solidarizzando con loro quando la voce delle radio di sinistra veniva repressa, come nel caso di Radio Alice a Bologna. Erano iniziative libere, ma anche di liberazione dagli schemi. Il primo e unico convegno delle emittenti d’area venne organizzato nel 1979 dalla rivista Linea.  Nei primi anni Ottanta quelle radio cominciarono a chiudere o a perdere capacità comunicativa. Ma resta un’avventura, la loro, che meriterà in seguito una narrazione specifica. Nel 2010 Cristina Di Giorgi e Ippolito Edmondo Ferrario hanno ricostruito nei dettagli la storia della musica alternativa diffusa da quelle radio nel libro Il nostro canto libero (Castelvecchi) mentre una storia delle emittenti dell’area è stata ricostruita nel saggio di Alessandro Alberti, Radio Alternative – La Destra che comunicava via etere (Eclettica, 2014).