Sicurezza, l’Istat smaschera il bluff di Alfano: meno omicidi ma più furti

Furti in crescita, omicidi e rapine leggermente in calo. L’Istat smentisce i proclami di Angelino Alfano che parla di una riduzione dei reati e segnala, come dato positivo, la leggera flessione per i delitti e le rapine, dato però smentito sul fronte reati direttamente percepiti nella quotidianità dalle persone, dagli scippi ai furti in casa. Risultano, infatti, in aumento i furti denunciati, soprattutto i furti in appartamento (420,9 per 100mila abitanti). Il rischio criminalità si conferma comunque uno dei problemi più sentiti dai cittadini: nel 2015 la quota di famiglie italiane che hanno percepito un elevato rischio di criminalità è salito significativamente ed è passato dal 30% al 41% del 2014, riprendendo il trend di crescita interrotto l’anno precedente.

Istat, in Calabria in più alto numero di omicidi

I dati Istat evidenziano un affievolimento delle differenze territoriali, anche se l’incidenza maggiore di omicidi continua a registrarsi in Calabria, con la Campania che invece svetta per il valore massimo di rapine, a fronte del Centro-Nord che presenta i tassi più alti per furti denunciati. È di sesso femminile il 31,1% delle vittime di omicidio, e nel 55% dei casi l’assassino è il partner o l’ex partner. A livello territoriale Umbria e Toscana presentano la percentuale più alta di vittime donne. Nel confronto con i paesi europei l’Italia si conferma in una posizione intermedia per questa tipologia di omicidio. In ogni caso il rischio criminalità si conferma uno dei problemi più sentiti dai cittadini: nel 2015 la quota di famiglie italiane che hanno percepito un elevato rischio di criminalità è salito significativamente (41,1% dal 30% del 2014), riprendendo il trend di crescita interrotto l’anno precedente.

Istat, pochi matrimoni e tanti anziani

Pochi matrimoni, ancor meno figli e tanti, tanti anziani. L’Italia è un Paese di vecchi, almeno a guardare le statistiche. Al primo gennaio 2015, secondo il rapporto Istat diffuso, si registra un deciso sorpasso: ci sono 157,7 anziani ogni cento giovani. E 55,1 persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa; valori in continua ascesa negli ultimi anni. A fronte di ciò, secondo le prime stime relative al 2015, per la prima volta negli ultimi dieci anni, la speranza di vita alla nascita arretra, con un decremento di 0,2 punti per gli uomini (80,1) e 0,3 per le donne (84,7).