Jobs Act: un dossier di Azione nazionale smaschera il bluff di Renzi

A un anno dall’introduzione del Jobs Act l’impatto sul lavoro femminile è senza mezzi termini «un vero e proprio fallimento». A tirare le somme della riforma del lavoro targata Renzi-Poletti sul mondo rosa è un dossier di Azione nazionale presentato a Roma nel corso del convegno “Tra retorica e realtà: donne e lavoro ad un anno dal Jobs Act”, a cui hanno partecipato, fra gli altri, la deputata di Forza Italia, Mara Carfagna, la senatrice di Conservatori e Riformisti, Cinzia Bonfrisco e Pasquale Viespoli, presidente dei Promotori di Azione Nazionale.

Jobs Act: tutti i numeri del dossier

I dati del dossier di Azione nazionale parlano chiaro: il 2015 si è chiuso senza nessun balzo in avanti per i tassi di occupazione che restano al 65,9% per gli uomini e al 47,5% per le donne, cementando un gender gap (ossia la distanza tra uomini e donne nel mercato del lavoro) quasi del 20% e consolidando l’Italia agli ultimi posti in Europa per occupazione femminile.
La disoccupazione diminuisce, ma solo per gli uomini (che arrivano al 10,9%), mentre per le donne aumenta di 3,3 punti percentuali raggiungendo il 12,4% (che diventa 37% tra le giovani). Ma il dato più allarmante è che nel 2015 sono uscite dalla categoria “disoccupate” circa 209.000 donne, ma di queste ben 154.000 sono diventate inattive, ovvero hanno rinunciato a cercarsi un lavoro.
La situazione più critica continua a registrarsi al Sud: in Campania, Sicilia e Calabria lavora meno del 30% delle donne e nelle altre regioni del Sud non si supera il 40%. Il Jobs Act, insomma, per le donne non sembra avere effetti e anche quella della maternità continua ad essere una sfida persa sul lavoro: 1 donna su 3 lascia il lavoro entro 2 anni di vita del bambino, con un rischio più elevato nel Mezzogiorno.

Jobs act: le donne restano svantaggiate

Anche sul versante dei contratti le donne restano svantaggiate rispetto agli uomini: sono 431.194 i nuovi contratti a tutele crescenti con incentivo rivolti a donne, contro i 647.876 degli uomini, con un dato che appare eclatante: nonostante i contratti di donne siano, sempre, numericamente inferiori a quelli degli uomini, sono quelli per i quali l’incentivo decontributivo è stato utilizzato di più.
Questi numeri, come spiega Fausto Orsomarso portavoce di Azione nazionale, «dimostrano che non si tratta di una questione di pari opportunità, ma di sviluppo economico del Paese. Le donne che non lavorano sono un pezzo di Pil che manca all’Italia». In questo quadro, ricorda Valentina Cardinali, esperta di mercato del lavoro e membro del Consiglio direttivo di Azione Nazionale che ha curato il dossier, “il governo non ha ragione di entusiasmarsi tanto per una stima al rialzo del Pil di un risicato 0,1%, quando non si cura affatto di un potenziale inutilizzato – poco più del 50% delle donne non lavora – che nelle stime di Banca d’Italia, da solo varrebbe ben 7 punti di Pil».