Al cinema Kung Fu Panda in versione “Vendola”: due papà, nessuna mamma

12 Mar 2016 11:46 - di Monica Pucci

Immaginate Qui, Quo, Qua adottati da due zii Paperini trans, Cenerentola con due matrigne lesbo o Jeeg Robot d’acciaio che lancia alabarde spaziali contro un Mazinga con il volto di Giovanardi. Impossibile, anzi no, perché qualcosa del genere in realtà sta succedendo: tra qualche giorno, infatti, in tutti i cinema italiani sbarcherà il primo cartone animato politicamente orientato verso la famiglia “allargata” e “non tradizionale”, pellicola già salutata dalla critica di sinistra come un vero e proprio spot alla stepchld adoption recentemente bocciata dal Parlamento. A tutti i bambini italiani amanti dell’eroe pasticcione Kung Fu Panda, infatti, il terzo capitolo della saga sarà proposta una commovente storia in cui al padre adottivo sarà affiancato un padre naturale, con una iniziale rivalità tra i due e un lieto fin nel quale il nucleo familiare a tre convididerà valori, amori e destini nella più assoluta comunione d’intenti. Tutto molto bello, ma la mamma del pandino? Pare sia morta, fin dal primo capitolo. O abbia abbandonato il figlio-panda, non si capisce bene. In ogni caso non è  mai sostituita dagli sceneggiatori, che prima inizialmente avevano affidato Kung Fu Panda a un’oca (maschio) e stavolta hanno fatto rispuntare il vero papà (per fortuna un panda…), ma senza neanche porsi il problema di introdurre un figura femminile che in qualche modo proponesse ai bambini, in carne e ossa, l’idea che la situazione familiare nella quale la stragrande maggioranza di loro si trovano tutto sommato è la più comune e forse la più bella.

Kung Fu Panda 3, Fabio Volo e la politica

Sì, certo, è solo un cartoon (dal 17 marzo in tutti i cinema italiani), ma allora viene da chiedersi perché le prime recensioni fatte sui giornali abbiano enfatizzato quasi esclusivamente l’aspetto “genitoriale” e non i tradizionali temi della lotta del bene contro il male, dell’amicizia, del coraggio. Sui giornali, grazie alle sponde degli autori, in questi giorni si è parlato quasi esclusivamente del doppio papà e del modello”stepchildadoption”, sul quale perfino il doppiatore di Kung Fu Panda, Fabio Volo, sulla Stampa si sente di costruire addirittura un ragionamento politico: «Anche alle “Iene” abbiamo chiesto ai più piccoli che cosa pensino dell’amore, l’impressione è che i loro giudizi siano il risultato dell’educazione ricevuta. Agli occhi dei bambini i rapporti omosessuali non stridono più di tanto, ma quando si trovano davanti a situazioni ambigue sono in grado di capirlo subito. Per i bambini – sostiene Volo – la sessualità dei genitori pesa molto meno di quanto si tenda a immaginare. Quello che conta è sentirsi amati. E questo non deriva dal nucleo familiare in sé, ma da quello che attraverso di esso viene trasmesso. Le famiglie non generano automaticamente felicità. Ci saranno bambini felici o non felici, in quelle etero così come in quelle omo».  Ma questo è il parere di Volo, che sfrutta il suo ruolo per prendere posizioni politiche. Su un cartoon per bambini. Sarà un caso, ma lo sceneggiatore del film, che sta spopolando in tutto il mondo, è un italiano, Alessandro Carloni, che lavora da anni alla DreamWorks. Ha le idee chiare, evidentemente, non solo sulle cinture nere ma anche sulla politica italiana. E non c’è nulla di male, ma quando si propone un prodotto ai bambini, forse bisognerebbe rappresentare tutti, non solo i Fabio Volo.

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