“Tutti pazzi per Mussolini”: il duce ora seduce anche la sinistra

Tutti pazzi per Mussolini? Parrebbe di sì“: così esordisce Simonetta Fiori in un articolo dedicato al diario di guerra (1915-1918) del futuro duce, articolo che è uscito sulla antifascistissima Repubblica. Un articolo del genere non sarebbe mai uscito fino a pochi anni fa. La Fiori si chiede il perché di un “inatteso fenomeno editoriale che sembra contagiare geografie culturali ed editoriali molto distanti” tra loro. Il fenomeno in questione è appunto l’uscita dall’oblio del diario scritto da Mussolini quando era bersagliere sul fronte della Grande Guerra. Pubblicato a più riprese dal Popolo d’Italia e durante il Ventennio, quel diario finì nel mare magnum dell’opera omnia senza mai più essere oggetto di specifiche iniziative editoriali.  Il fatto che ora quell’importate documento storico, politico e letterario torni alla luce sarebbe già, di per sé, una notizia culturale assai interessante. Ma la notizia vera è che quel libro esce, praticamente in contemporanea, presso quattro editori diversi e su iniziativa di quattro curatori di diversa estrazione politica: dalla sinistra di Mario Isnenghi (il Mulino) e Mimmo Franzinelli (Leg) alla destra di Alessandro Campi (Rubbettino). E c’è anche Franco Freda con Ar. Davvero insolito, no?

La risposta fornita da Isnenghi alla Fiori è di notevole interesse. Innanzi tutto lo storico fa un sorprendente mea culpa, tanto più sorprendente se consideriamo il personaggio, uomo da sempre “organico” establishment culturale della sinistra più sinistra. Ebbene, Isnenghi riconoscere l’errore di non aver a suo tempo inserito il diario di Mussolini (“uno dei testi più incisivi della letteratura di guerra”, dice) nella sua opera più nota,  Il Mito della Grande Guerra, uscito in prima edizione nel 1970. Isnenghi riconosce oggi che si trattò un’ “automutilazione” dettata dal clima di quei plumbei anni ’70. Ma ancora più sorprendente è la sua spiegazione del ritorno di interesse oggi per la figura di Mussolini: “Il carisma dell’uomo solo al comando, in sintonia con lo spirito del tempo”. Una risposta secca, semplice e onesta, una risposta molto lontana dalle furiose demonizzazioni di un tempo. E anche Franzinelli, da parte sua,  riconosce la “fascinazione ancora esercitata tra i più giovani” dalla figura di Mussolini.

Che dire? Che i tempi sono proprio cambiati. L’antifascismo ideologico non abita più nelle sfere alte della cultura. Oggi sopravvive in taluni settori della politica e delle istituzioni (vedi il caso della  Boldrini) o nelle frange estremiste degli “antagonisti”. Oggi ci dobbiamo confrontare con un altro fenomeno (non meno odioso, comunque, del vecchio “antifascismo militante“): il “politically correct“. Ma è tutta un’altra storia.