Rifugiate a rischio stupro. Per colpa dei loro stessi “compagni di viaggio”

Rifugiate e migranti, adulte e bambine, a rischio di violenze durante il transito e la permanenza nei vari centri d’accoglienza disseminati per il vecchio continente: e i possibili aggressori sono proprio i loro stessi compagni di viaggio. Potrebbe non stupire questa notizia che rimanda a uno dei danni collaterali più dibattuti e purtroppo acclarati sul campo degli ultimi tempi, una delle più inquietanti conseguenze di questo ininterrotto flusso migratorio. Un argomento a cui ha fatto da sconvolgente spartiacque l’aggressione di massa perpretrata ai danni delle donne di Colonia nella notte di Capodanno: come se ci fosse un prima e si attendesse – purtroppo – ancora un ulteriore “dopo”, di quel terribile attacco sferrato, oltre che contro le vittime di quel violento affronto, contro una intera collettività culturale: quella europea, quella occidentale, quella di chi ospita, che ha scoperto il fianco ad un sospruso non soltanto sessuale, rivendicato da chi, in fuga, a questa comunità chiede, fino ad imporla, un’accoglienza sempre più difficile da garantire da parte di chi apre le porte, e una disponibilità all’integrazione ostinatamente rinnegata da parte di chi arriva.

Rifugiate a rischio stupro

È in questo contesto, allora, che l‘Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr), il Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa) e la Commissione per le Donne Rifugiate (Wrc) sono tornati a esprimere forte preoccupazione per i gravi rischi in cui incorrono le donne rifugiate e migranti che sono in transito in Europa. A causa delle rigide temperature invernali, denunciano le agenzie, questo mese meno persone si metteranno in viaggio via mare rispetto al mese scorso. Tuttavia, in media sono ancora 2.000 le persone che arrivano ogni giorno in Europa, e con i governi costretti ad arginare l’onda d’urto di un flusso massiccio e ininterrotto, e un sistema di restrizioni e di controlli ai confini sempre più inadeguato rispetto alle necessità crescenti e alle disponibilità al collasso,  le strutture di accoglienza e di transito potrebbero diventare sovraffollate e ulteriormente pericolose, aumentando i rischi di soprusi e violenze di ogni genere per donne e bambine. Stando semplicemente ai numeri di un dramma dai mille volti, alla data del 15 gennaio 2016, più del 55% delle persone arrivate sono donne e bambini, in confronto al 27% nel giugno 2015.

Il rapporto Unhcr, Unfpa e Wrc

Così, a novembre 2015, Unhcr, Unfpa e Wrc hanno condotto una valutazione sul campo rispetto ai possibili rischi a cui sono esposte donne e ragazze rifugiate e migranti in Grecia e nell’ex Repubblica Jugoslava di Macedonia. Come emerso dal rapporto che ne è seguito, «le donne che viaggiano sole o con bambini, le donne incinte, quelle che allattano, le ragazze adolescenti, le bambine non accompagnate, le bambine vittime di matrimoni precoci, le persone con disabilità e donne e uomini anziani, sono tra le persone maggiormente a rischio e richiedono risposte di protezione coordinate e adeguate». Molte donne e bambine rifugiate e migranti sono già state esposte a varie forme di violenza sessuale e di genere nei loro paesi di origine, nei paesi di primo asilo o durante il viaggio verso l’Europa o nello stesso continente europeo. Alcune tra le donne intervistate hanno raccontato di essere state obbligate a prostituirsi per pagare i documenti di viaggio o il viaggio stesso. Alcune donne e ragazze, pur di non dover posticipare il loro viaggio e quello delle loro famiglie, si rifiutano di denunciare le violenze subite o di chiedere assistenza medica. E in questo quadro, tragico e desolante, la risposta dei Paesi ospitanti, degli attori umanitari, delle istituzioni e agenzie europee e delle associazioni della società civile, secondo il rapporto è inadeguata e incapace di prevenire e rispondere al pericolo, allo sfruttamento e alle diverse forme di violenza sessuale e di genere di cui donne e bambine rimangono vittime in tutta Europa. E l’elenco rischia di allungarsi tragicamente…