Aumentano le donne “capifamiglia”. In 8 milioni guadagnano più degli uomini

Le donne capifamiglia sono sempre di più. Lo rileva una indagine dell’Istat, il Rapporto “Come cambia la vita delle donne”. “Oggi, molte donne- si legge nel Rapporto – procurano le entrate economiche maggiori, così come sono aumentate le monogenitore o le donne che vivono sole, tutti nuclei in cui la donna rappresenta obbligatoriamente il capofamiglia. Si tratta di circa 8 milioni 200 mila donne, oltre un milione in più rispetto al 2005 (quando erano 7 milioni 31 mila). Il dato Istat si riferisce al 2013. Sono, invece , poco meno di 10 milioni (dati 2011)  le donne che nel corso della loro vita, a causa di impegni familiari, per una gravidanza o perché i propri familiari così volevano, hanno rinunciato a lavorare, hanno dovuto interrompere il lavoro, o non hanno potuto accettare un incarico o non hanno potuto investire come avrebbero voluto nel lavoro”. Si tratta, spiega l’Istat, del “44,1% della popolazione femminile tra 18 e 74 anni”. Tutte accumunate dal fatto di avere “a causa di impegni e responsabilità familiari, per una gravidanza o semplicemente perché i propri familiari così volevano” detto no a un impiego o averlo dovuto lasciare o comunque si sono viste costrette a rifiutare “un incarico lavorativo” o, ancora, “hanno preso, per esempio, congedi con retribuzione parziale, hanno ridotto le ore di lavoro o accettato incarichi di minore importanza”. Tuttavia, quando si è in famiglia, qualche rinuncia su lavoro capita anche agli uomini. “La stessa esperienza è vissuta da un ammontare di uomini pari a meno della metà (poco più di 4 milioni, 19,9% della popolazione maschile della stessa fascia d’età)”, evidenzia l’Istituto. L’occasione per fare il punto sulla situazione delle donne nel mondo del lavoro, come detto,  è stata la pubblicazione del dossier ‘Come Cambia la vita delle donne’, volume curato da Linda Laura Sabbadini, Sara Demofonti e Romina Fraboni. Sono gli ultimi dati disponibili, ma, spiegano all’Istat, di tutta attualità, dato che le interviste hanno riguardato non gli eventi accaduti nell’anno ma nell’arco della vita di ciascuna. Anzi gli ultimi dati non sembrano giocare a favore: sempre secondo l’Istituto di statistica, nel 2012 quasi una madre su quattro di quelle occupate in gravidanza non lavora più al momento dell’intervista (tale percentuale era invece pari al 18,4% nel 2005)”.