Oltre la retorica, dobbiamo dircelo: l’Occidente è debole. Ecco perché

L’attacco dei terroristi jihadisti a Parigi al grido di “Allah u-Akbar” mette in mostra, ove ce ne fosse stato ancora bisogno, i paurosi limiti dell’Occidente.  Le sue paure, le idiosincrasie, l’incedere fin troppo cauto e incerto nelle pieghe di una guerra aperta, da tempo dichiarata dal fondamentalismo islamista, e mai di fatto accettata come tale da quella parte dell’emisfero. Quasi fosse una profanazione per i simulacri della democrazia, una bestemmia per i predicatori di pacifismo, una offesa al senso comune. Eppure, non ci voleva molto a prendere atto che in questa guerra asimmetrica scatenata da spietate milizie incappucciate, alimentata da un odio furioso, sorretto da allucinanti e bestiali interpretazioni coraniche, con la fede e la religione brandita come scimitarra per far saltare le teste e diffondere orrore, a rimetterci sarebbe stata la parte più debole, cioè noi occidentali. Perché questo è il punto fondamentale, dal quale bisogna ripartire. Capire che il male, prima ancora che nelle mani barbare e insanguinate degli assassini di Charlie Hebdo, le stesse che nel 2008, sette anni fa, colpirono nel cuore di Bombay, risiede nella nostra sottovalutazione del fenomeno, nel credere che sia sufficiente esportare democrazia, ammesso e non concesso che ci si riesca, per neutralizzare il fanatismo.  Anche allora, come nella metropoli francese oggi, feroci gruppi pakistani affiliati di Al Qaeda, con gli zainetti imbottiti di esplosivo, seminarono morte in 12 diversi attentati dopo il tramonto. Ovviamente, quando parliamo del male dell’Occidente ci riferiamo alla miopia dei leader europei, alla straordinaria leggerezza con cui continuano a trattare il tema di un esercito comune, di una comune intelligence, di un più chiaro e coerente approccio alle questioni che, dall’Africa alla Siria, hanno portato a stravolgere assetti, squilibrato poteri, esautorato precari equilibri. L’eliminazione di Gheddafi fu una vera bestialità, un errore di assoluta gravità. Quel che ne è seguito, con una Libia resa instabile e in balia dei tagliagola, sta lì a dimostrarlo. E potremmo continuare con altri esempi, ricordando il favore con cui la grancassa occidentale salutò la cosiddetta primavera araba o, più indietro nel tempo, la spregiudicatezza americana nel colpire Saddam Hussein. Piangere sul latte versato, ora serve a poco. Purtroppo. In più , in questa guerra asimmetrica, c’è un fattore religioso che incombe e scuote la coscienza di ogni cristiano che si rispetti. Torna alla mente l’insegnamento di Thomas Carlyle, il poderoso pensatore scozzese, che indagò sul culto degli eroi nella storia. Parlando di Maometto scrisse: “Gli Arabi credono nella loro religione e s’impegnano a vivere secondo i suoi precetti. Nessuna confessione cristiana, sin dagli esordi, sostenne la propria fede come fanno i Musulmani, credenti fino in fondo”. Il male di noi uomini occidentali è anche in questa debolezza.