Putin fa i conti con l’Urss: sarà aperto un museo sugli orrori di Katyn

La Russia di Vladimir Putin prosegue nella sua politica di fare i conti con la sua storia. E stavolta metterà fine a una delle più incredibili menzogne e mistificazioni della storia del Novecento: quella del massacro di Katyn, dove la strage di 22mila tra militari e civili polacchi, compiuta dall’Armata Rossa, fu per decenni attribuita alla Wermacht. Finalmente un museo dedicato agli orrori del massacro di Katyn sarà inaugurato nel 2017 vicino al memoriale dedicato alle vittime. Lo riporta il quotidiano Izvestia. Nella foresta di Katyn, nella regione russa di Smolensk, la polizia segreta sovietica (Nkvd) uccise oltre 22mila polacchi tra l’aprile e il maggio del 1940. Sulla strage in regista polacco Andrzej Wajda, che ebbe il padre Jakub massacrato dai comunisti in quella circostanza, realizzò nel 2007 un bellissimo film, che purtroppo in Italia non ha avuto grande diffusione, per i soliti motivi di politically correct che tanto spesso cancellano o riscrivono la storia per far sì che i colpevoli siano sempre gli stessi. Tra il 3 aprile e il 19 maggio avvenne nella foresta di Katyn e dintorni, oggi in territorio russo, vicino Smolensk, uno dei più grandi massacri della storia: l’ordine, che venne direttamente da Stalin su suggerimento del feroce capo della polizia segreta Laurenti Berija, era quello di eliminare tutti i possibili oppositori alla dittatura sovietica nei territori polacchi annessi dall’Urss nel 1939. Per questo uomini dell’Nkvd, il cosiddetto Commissariato del popolo per gli Affari interni, radunò e massacrò, spesso con colpi alla nuca e con fucilazioni di massa, i prigionieri polacchi, militari e civili, che erano concentrati nei campi di Kozielsk, Starobelsk, Ostaskov, nonché i reclusi nelle prigioni di Kalinin, Charkov e altri gulag sovietici. Fu una mattanza senza pari, scoperta inizialmente dai tedeschi, che denunciarono al mondo il massacro il 13 aprile del 1943, tre anni dopo, da Radio Berlino, con queste parole: ««È stata trovata (dall’esercito tedesco, ndr) una grossa fossa, lunga 28 metri e ampia 16, riempita con dodici strati di corpi di ufficiali polacchi, per un totale di circa 3.000. Essi indossavano l’uniforme militare completa, e mentre molti di loro avevano le mani legate, tutti avevano ferite sulla parte posteriore del collo, causate da colpi di pistola. L’identificazione dei corpi non comporterà grandi difficoltà, grazie alle proprietà mummificanti del terreno e al fatto che i Bolscevichi hanno lasciato sui corpi i documenti di identità delle vittime. È già stato accertato che tra gli uccisi c’è il generale Smorawinski, di Lublino».

Dal 2010 Putin ha fatto mettere online i documenti su Katyn

Mosca negò tutto, e continuò a negare durante e persino dopo la Guerra Fredda, fino a che, nel 1990, finalmente ammise la sua responsabilità. Da notare che già nel 1943 gli anglo-americani, grazie al servizio di intelligence, erano al corrente della storia, ma Stalin era un alleato troppo importante in quel momento. La Croce Rossa Internazionale, su richiesta del governo tedesco e di quello polacco in esilio, organizzò una commissione di inchiesta, della quale faceva parte anche un italiano, Vincenzo Mario Palmieri, ordinario di Medicina legale all’università di Napoli. Palmieri, che negli anni Sessanta fu anche sindaco democristiano di Napoli, subì dal 1943 al 1948 una vergognosa e gravissima campagna di intimidazione nonché denigratoria, da parte del Partito Comunista Italiano, che giunse persino a farlo insultare in classe dagli studenti per la sua attività professionale sulle fosse di Katyn. Ma a lui andò anche bene: si pensi che altri membri della commissione furono assassinati e altri minacciati tanto da dover ritirare le loro perizie che indicavano nei comunisti i responsabili dell’atroce massacro. Nel 1944 Mosca formò da parte sua una commissione di inchiesta, che doveva dimostrare che i 22mila di Katyn erano stati uccisi dagli «invasori fascisti»: peccato però che in quel momento la zona di Katyn era pienamente sotto il controllo sovietico. Nel 1952, malgrado il fatto che persino una commissione di inchiesta statunitense avesse concluso che i polacchi erano stati uccisi dai sovietici, il governo comunista di Varsavia e ovviamente quello di Mosca proseguirono nell’opera di occultamento e di insabbiamento. Tra depistaggi e polemiche, nel 1990 di scoprì che Radio Berlino aveva detto la verità: Mikhail Gorbaciov ammise il massacro e chiese scusa ufficialmente al governo polacco. La vicenda si concluse solo nel 1002, quando il presidente Boris Eltsin tirò fuori i documenti attestanti la responsabilità sovietica nel massacro. Dal 2010, per volontà di Putin, il governo russo ha reso disponibili online i documenti relativi.