La denuncia dell’Ocse: gli italiani? Si curano meno perché sono più poveri

La crisi ha indotto a tirare la cinghia sulla spesa sanitaria, ma non è solo solo per questo che gli italiani – pur vivendo più a lungo – sempre più spesso arrivano alla soglia della vecchiaia sempre meno in buona salute, o che i bambini si vaccinano progressivamente di meno e risultano in sovrappeso sempre di più. Questa, in rapidissima e non esaustiva sintesi, la fotografia socio-economica scattata dall’Ocse sul Bel Paese.

Il rapporto dell’Ocse

Decisamente poco rinfrancante, dunque, il rapporto Ocse su salute e sanità che, nell’evidenziare mancanze e cambiamenti non sempre positivi, delinea i contorni della realtà sanitaria del nostro Paese precisando come la spesa di settore (pubblica e privata) in Italia nel 2013 sia diminuita del 3,5% in termini reali – registrando il terzo anno consecutivo di calo – e come, secondo dati preliminari, si sia ulteriormente ridotta dello 0,4% nel 2014. Non solo: il report stilato dall’organizzazione internazionale sottolinea, con una certa preoccupazione, un sempre più diffuso rifiuto del ricorso alle vaccinazioni dei bambini, con il rischio di un possibile ritorno di malattie ad oggi debellate. Ecco allora riassunti per punti i nodi salienti del report Ocse.

1) Calo della spesa sanitaria: a riguardo, l’indagine dell’organizzazione internazionale precisa che «la spesa sanitaria pro capite in Italia rimane inferiore ai livelli precedenti alla crisi economica, e ampiamente al di sotto della spesa di altri Paesi Ocse ad alto reddito». Come dire che, nel Bel Paese, ci si cura di meno rispetto al periodo precedente la recessione e, comunque, ancora sempre meno rispetto altri paesi al nostro livello socio-economico. Una verità che, tradotta nello studio di settore in termini percentuali, riassume la spesa sanitaria 2013 in Italia come pari all’8,8% del Pil, di cui poco meno del 7% di spesa pubblica. Il dato è appena inferiore alla media Ocse dell’8,9%. Negli anni della crisi, sottolinea ancora l’Ocse, l’Italia ha implementato «una serie di misure di contenimento della spesa sanitaria», in particolare sul fronte farmaceutico, con il netto aumento dell’uso dei farmaci generici. Ciononostante, il nostro Paese resta terzultimo nell’area Ocse per quota di mercato di questo tipo di farmaci, con il 19% in volume e l’11% in valore.

2) Il no alle vaccinazioni: sul tema tornato prepotentemente alla ribalta con la diffusione degli ultimi report e sondaggi sul tema, l’Ocse ha sottolineato come, quanto e perché sia «preoccupante che si dica che non serve più vaccinare i bambini», rilanciando, di contro, l’imprescindibilità del ricorso alle vaccinazioni, «perché il fatto che ci sia una riduzione di alcune malattie è legata alla copertura vaccinale diffusa in tutta la popolazione». di pi§: come sostenuto dalla responsabile della divisione Sanità dell’Ocse, Francesca Colombo, durante la presentazione alla stampa del rapporto Ocse, «anche se i dati degli ultimi anni non sono ancora interamente disponibili, si comincia a rilevare una lieve diminuzione del tasso di vaccinazioni infantili, per esempio su malattie come la rosolia, che riflette la preoccupazione di alcuni genitori sulla sicurezza di questo vaccino». Al momento, si evince dallo studio, questa realtà non si è tradotta ancora, fattivamente, in un aumento dei contagi, ma sul tema c’è massima attenzione. Come pure gli esperti dell’organizzazione parigina sottolineano anche il calo di «un altro elemento importante»: quello delle vaccinazioni antinfluenzali per gli over 65, sottolineando al tempo stesso stesso la necessità di «rilanciare gli sforzi per incentivare».

3) Gli anziani vivono a lungo, ma non in buona salute: l’indagine Ocse sottolinea come gli italiani vivono molto a lungo, anche rispetto ad altri Paesi occidentali, ma anche che – ahinoi – spesso la loro salute in età avanzata non è buona. In base ai dati relativi al 2013 del report, allora, l’Italia risulta in quarta posizione tra i Paesi membri dell’organizzazione per aspettativa di vita, con 82,8 anni. «Tuttavia, gli indicatori di salute all’età di 65 anni sono peggiori di quelli di altri Paesi Ocse» , rileva lo studio, precisando che l’aspettativa di vita in buona salute per i sessantacinquenni italiani è in media di «7 anni senza disabilità per le donne e circa 8 per gli uomini», sesta più bassa tra i membri Ocse. La causa di questo scarto, spiega il rapporto, deriverebbe in gran parte dal fatto che «l’assistenza alla popolazione che sta invecchiando non è allo stesso livello di quella di altri Paesi», e in particolare, «la qualità delle cure di lunga durata, e del monitoraggio dei pazienti, è meno buona ed estesa che altrove».

4) Italia ai primi posti per il sovrappeso dei bambini: nel Bel Paese, aggiunge infine l’Ocse, «i tassi di sovrappeso e obesità tra i bambini sono tra i più alti al mondo» avverte il rapporto, mettendo in guardia contro questo «fattore di rischio in espansione», anche in uno dei Paesi simbolo della dieta mediterranea. Tra i bambini italiani fino ai 9 anni, il tasso di sovrappeso rilevato è del 36% per i maschi e del 34% per le femmine, rispettivamente 11,7 e 11,9 punti percentuali in più della media Ocse. Un dato che mette il nostro Paese al quinto posto tra i membri dell’organizzazione, dietro solo a Grecia, Gran Bretagna, Usa e Nuova Zelanda.