Il garante: nelle carceri servono gli imam per i musulmani detenuti

Nelle carceri servono imam che riconoscono la nostra Costituzione. A lanciare l’appello dopo la strage di Parigi è Desi Bruno, garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna, durante la presentazione della seconda edizione di “Diritti doveri solidarietà”, il progetto educativo dedicato ai detenuti di fede musulmana nel carcere bolognese della Dozza. «Abbiamo bisogno – ha detto – che il diritto di culto religioso nelle carceri venga garantito attraverso l’accesso di imam che riconoscano i principi della nostra Costituzione, e non di guide spirituali improvvisate che possano generare radicalismi ed estremismi nei detenuti». Secondo Bruno, questo è «un tema sottovalutato». La direttrice del carcere Claudia Clementi, dal canto suo, ha sottolinetato che la strage di Parigi non ha provocato tra i detenuti reazioni particolari: «Credo che quel che è successo sia stato talmente forte che tutti ci stanno ancora riflettendo».

Imam, un progetto per i musulmani detenuti

I temi che verranno trattati nella seconda edizione del progetto dedicato ai detenuti di fede musulmana, alla luce anche degli attentati di Parigi, vanno dalla Costituzione italiana alle nuove Costituzioni arabe; dal contrasto tra leggi degli uomini e leggi di Dio alla libertà religiosa. Un nuovo ciclo di dodici lezioni, promosso dal Garante delle persone private della libertà personale. La prima edizione  del progetto, ha detto ancora la garante «è stata sperimentale ed è andata molto bene. Sono stati coinvolti circa ottanta detenuti islamici, che alla Dozza rappresentano più o meno il 30% della popolazione carceraria. La forza di questo progetto – ha aggiunto Bruno – sta nel confronto e nel dialogo interculturale» essendo il carcere «uno dei luoghi in cui la perdita d’identità può far sedimentare radicalismi».