«Il burqa va vietato in Italia, impedisce di riconoscere le persone»

In alcune zone d’Italia dove la presenza islamica è più radicata stanno prendendo piede iniziative e proteste anti-burqa, ossia la richiesta – alla luce dell’emergenza terrorismo- di vietare l’utilizzo in qualsiasi luogo pubblico o aperto al pubblico, degli indumenti femminili indossati dalle donne di religione islamica –  burqa o niqab –  o di qualsiasi altro copricapo che impedisca un chiaro ed immediato riconoscimento. La prima regione a porsi con più urgenza questo problema di sicurezza e di buon senso è stato il Veneto, dove il centrodestra ha fatto presente che la tutela della sicurezza pubblica è una priorità che va salvaguardata in ogni modo possibile. Il riconoscimento immediato di una persona rientra senza dubbio in quest’ottica.

No al burqa nei luoghi pubblici: il precedente

È questo il pensiero del centrodestra che in molti paesi del Veneto interpreta il sentire delle persone comuni che quotidianamente frequentano luoghi pubblici. «È un problema di sicurezza, perché queste persone vanno nei negozi, accompagnano i figli a scuola, frequentano locali pubblici. Ci auguriamo che le iniziative e le mozioni che veranno presentate in questi giorni di massima allerta verranno approvate». Da un lato ci sono la cultura, la religione, le tradizioni, ma dall’altro c’è la paura dopo i fatti di Parigi. Da un altro lato ancora,  c’è la questione della sicurezza. È molto delicato l’argomento e le iniziative anti-burqa si prestano sicuramente a mille considerazioni. Sta di fatto che ora la sicurezza e la riconscibilità delle persone sono il primo aspetto da considerare e da rispettare. C’è comunque un precedente  che va in questa direzione. Il precedente prende le mosse da una sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, quando il ricorso presentato da una donna per poter indossare il burqa in Francia venne respinto perché la Corte giudicò «legittima» la decisione dello Stato d’oltralpe di vietare il velo islamico per «garantire le condizioni della vita associata».

Strasburgo ha dato ragione alla Francia

La Corte europea dei diritti umani ha dato ragione alla Francia, confermando che la legge che vieta di nascondere integralmente il viso – e di fatto di indossare il burqa – non viola il diritto alla libertà di religione né quello al rispetto della vita privata. Questa fu la risposta a un caso avviato da una 20enne francese, secondo cui la misura viola la sua libertà religiosa e di coscienza. Al contrario, secondo i giudici,  l’obiettivo che si pone la legge francese, quello di promuovere l’armonia nella società, è legittimo.