Trucidati dagli antifranchisti: il Papa fa beati cinque martiri spagnoli

La Chiesa avrà cinque nuovi beati: si tratta di un sacerdote e 4 compagni martiri in Spagna. Papa Francesco, ricevendo il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato il dicastero a promulgare i relativi Decreti. Sono state anche riconosciute le virtù eroiche di sette Servi di Dio. I prossimi Beati, ricorda Radio Vaticana, sono il sacerdote diocesano spagnolo Valentino Palencia Marquina e 4 suoi giovani collaboratori laici, tra i 19 e i 25 anni, uccisi in odio alla fede il 15 gennaio 1937 a Suances, nella comunità autonoma della Cantabria, durante la guerra civile in Spagna. Don Valentino guidava un centro di formazione per bambini poveri e abbandonati. «La violenza anticattolica non lo ha risparmiato. Trucidati per non averlo voluto lasciare solo anche i suoi giovani assistenti». Don Valentino nel suo testamento spirituale aveva scritto: «La felicità che ha sempre desiderato la mia anima è quella di dare la mia vita per il Signore». Il martirio dei cinque beati ha le sue origini nel clima chiaramente anticlericale che si respirava in Spagna dopo la proclamazione della Repubblica nel 1931 e le elezioni politiche del febbraio 1936. Nello stesso anno ebbe inizio la guerra civile, che insanguinò la Spagna fino al 1939.  La Chiesa spagnola vanta circa diecimila propri esponenti uccisi dai repubblicani antifranchisti durante la guerra civile «in odio alla fede». Cause di beatificazione furono introdotte a partire dal 1948 e Papa Wojtyla aveva già celebrato undici cerimonie di beatificazione per un totale di 465 «beati».

Gli orrori degli antifranchisti che la Spagna vuole dimenticare

Come ha scritto Federico Catani in un articolo pubblicato sul Settimanale di Padre Pio, «durante il conflitto, le forze repubblicane scatenarono una vera e propria caccia al cristiano. Il loro obiettivo fu quello di distruggere completamente la Chiesa spagnola. Nell’arco di tre anni vennero uccisi 4.184 preti diocesani (inclusi i seminaristi), 2.365 religiosi, 283 suore e 11 vescovi, per un totale di 6.832 vittime. A queste però vanno aggiunte decine di migliaia di laici massacrati solo perché trovati in possesso di una semplice medaglietta religiosa o dell’immagine di un santo. Quasi sempre i carnefici cercavano di ottenere dalle loro vittime un atto di apostasia in cambio della salvezza… «Mai, nella storia d’Europa e forse in quella del mondo, si vide un odio così accanito per la religione e i suoi uomini» ha scritto lo storico laburista Hugh Thomas. In effetti, in tutta la Spagna chiese e conventi vennero incendiati e saccheggiati, oppure trasformati in magazzini e stalle. I miliziani rossi si abbandonarono a numerosi atti sacrileghi…Le torture e gli stupri non si contarono. Chi cadeva nelle mani dei “rossi” era fucilato, arso o sepolto vivo, crocifisso, gettato nei recinti dei tori da combattimento, costretto a ingoiare crocifissi o medaglie benedette arroventate…Da questi fatti si comprende perché la Chiesa si schierò con i franchisti».