Dopo il Crocifisso, l’ora di religione a scuola. Parte la “guerra”: «Va tolta»

Basta con l’ora di religione. C’era da aspettarselo. Dopo le polemiche sul Crocifisso tolto da molte aule scolastiche , dopo il divieto della benedizione pasquale, dopo il no ai festeggiamenti del Natale nelle aule «per non urtare la sensibilità di chi non è cristiano», arriva la richiesta di togliere l’insegnamento della religione cattolica. Stavolta ad alzare la voce è l’Unione degli Atei e(Uaar) – che non si capisce chi rappresenti e a che titolo parli – che ha inviato una lettera a deputati e senatori. E’ l’ennesimo attacco, pressoché identico a quello già sferrato negli ultimi anni da parecchi esponenti della sinistra per arrivare quantomeno all’«ora delle religioni».

Ora di religione, un appello che sa di provocazione

Nella lettera c’è di tutto, dai numeri (non si sa quanto siano però reali), ai concetti negativi sulla religione (un gran parte condivisi da larghe fette del Pd) fino all’obiettivo finale: cancellare l’insegnamento così come si sono tolti i Crocifissi. Ecco alcuni passaggi: «Con il calo della frequenza dell’ora di religione cattolica e l’aumento dell’interesse per l’ora alternativa, che però fatica a concretizzarsi, si fa sempre più pressante l’urgenza di mettere mano alla normativa riguardante l’insegnamento della religione cattolica. La soluzione ideale sarebbe – spiega Raffaele Carcano, segretario dell’Uaar – sostituire tale insegnamento con un altro, inclusivo e adeguato a una società plurale e moderna: dall’educazione alla cittadinanza alla conoscenza dei diversi sistemi di pensiero, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Ma già rendere tale insegnamento extra curriculare, come qualunque altra materia facoltativa o opzionale, facendolo frequentare solo a chi realmente lo desidera al di fuori dell’orario scolastico, costituirebbe un approccio più giusto».

«La partecipazione all’Irc è in declino, come dimostra anche la ricerca recentemente promossa dal circolo Uaar di Bologna che ha svelato come in otto istituti comprensivi della città, che accolgono ogni giorno quasi 7mila bambini e ragazzi dai 3 ai 13 anni, un terzo degli studenti salta la lezione di religione per dedicarsi ad altre attività che vengono offerte dai piani didattici. Ma – osserva il segretario dell’Uaar – c’è di più: in virtù degli accordi con la Conferenza episcopale italiana, l’insegnamento della religione cattolica non può essere accorpato. Si arriva al paradosso che, se un solo studente segue religione, l’insegnamento deve essere comunque garantito personalmente. Con i conseguenti, immaginabili costi a carico di ogni contribuente ».